I mercati del credito privato si stanno avvicinando ad un momento di svolta. Una combinazione tra continua volatilità del mercato, tassi di default in aumento e un maggiore utilizzo di strutture di pagamento ad alto rischio «preannuncia cambiamenti per questa classe di attività nel 2026».

Lo sostiene il Private Credit Outlook 2026 di With Intelligence, azienda specializzata in dati e analisi per i mercati privati recentemente acquisita da S&P Global.
Tra i cambiamenti più significativi figurano il ruolo maggiore dell’Europa, che ha sopravanzato gli Usa nella raccolta dei fondi, una proliferazione di strutture evergreen (strutture di investimento «perpetue» che consentono investimenti e disinvestimenti continui, aperti anche a investitori individuali) e l’ascesa di fondi opportunistici, special situations e distressed debt, che cercano di prendere posizione in vista di una crisi di mercato.
«Il mercato del credito privato sta affrontando la sua prima grande prova, con l’aumento delle prove di un comportamento di fine ciclo – ha sottolineato James Harvey, responsabile della ricerca sul credito privato presso With Intelligence – Dopo anni di allocazione massiccia ai prestiti diretti statunitensi, i limited partner stanno ampliando i propri orizzonti, sia geograficamente che per sotto-strategia, e prevediamo che alcuni di questi cambiamenti modificheranno significativamente il panorama attuale nei prossimi anni».

I limited partner sono gli investitori istituzionali (fondi pensione, family banker) che investono in fondi di credito. Il report segnala innanzitutto un aumento di selective defaults, cioè una sorta di crediti deteriorati che nascondono il rischio di maggiori fallimenti.
Un esempio di queste difficoltà è il crescente utilizzo di strutture di pagamento cosiddette in natura (PIK), una forma di pagamento degli interessi in cui gli interessi maturati, per le difficoltà dei debitori, vengono capitalizzati nel capitale del prestito anziché essere pagati in contanti alla scadenza delle rate. Ciò aumenta naturalmente l’esposizione e il rischio dei prestiti.
Un altro fattore rilevante segnalato dal report è il peso maggiore dell’Europa nei mercati del credito privato, con una raccolta fondi che ha raggiunto la cifra record di 56 miliardi di euro (66 miliardi di dollari) nei primi nove mesi dell’anno, il 17% in più rispetto al totale dell’intero anno 2024. Il Vecchio Continente ha superato la raccolta dei fondi del Nord America, fermi a 52 miliardi di dollari nello stesso periodo.

Un trend destinato ad aumentare perché, con l’arrivo di Basilea IV e dei conseguenti maggiori oneri regolamentari – suggerisce il report – il finanziamento delle imprese si sposterà più rapidamente dalle banche tradizionali ai nuovi operatori private.
Un ultimo trend sottolineato da With Intelligence è la proliferazione di strutture evergreen: fino a giugno 2025, gli asset detenuti in fondi di credito privato evergreen hanno superato i 640 miliardi di dollari, in aumento del 28% rispetto alla fine del 2024 e di circa il 45% su base annua.
Si tratta di una novità importante perché questi fondi sono spesso aperti agli investitori individuali, ma privi di quei requisiti di trasparenza che normalmente caratterizzano il mondo dei fondi aperti.
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