Commercio mondiale: rimane significativa la difficoltà di recuperare un credito, dice Allianz Trade

Pubblicata la quarta edizione del report sulla Collection Complexity Score and Rating. L’Italia si colloca nella media della classifica per Paese stilata dall’assicuratore del credito

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La difficoltà globale nel recuperare un credito continua a collocarsi a un livello «significativo», nonostante un lieve miglioramento rispetto al 2022. Lo segnala la quarta edizione del Collection Complexity Score and Rating (che riguarda 52 Paesi che rappresentano il 90% del PIL e degli scambi commerciali globali) di Allianz Trade, che attribuisce un punteggio di 47,2 su 100 alla complessità che le imprese debbono affrontare quando le loro controparti ritardano nei pagamenti. Nel 2022 la compagnia leader nell’assicurazione del credito aveva stimato un punteggio medio globale di 49.

In Italia il recupero dei crediti presenta un livello di complessità significativo con uno score di 46/100, trainato soprattutto da criticità nei comportamenti di pagamento e da tempi e costi delle procedure giudiziarie. Nonostante un quadro normativo relativamente rigoroso sui ritardi di pagamento, rispetto agli standard UE, le imprese mettono in luce abitudini di pagamento deboli e tempi medi di incasso delle fatture elevati (circa 73 giorni per le società quotate nel 2024), spesso utilizzando i ritardi come leva di gestione finanziaria. Vi sono anche miglioramenti da segnalare, come la fatturazione elettronica, in cui il Bel Paese è all’avanguardia in Europa e che, nel regolarizzare i rapporti tra i fornitori e i loro clienti, ha anche consentito un rilevante recupero dell’Iva (12,7 miliardi nel 2021).

Sul fronte opposto ci sono le azioni giudiziali che risultano lunghe e onerose: ritardi procedurali e costi di esecuzione rendono essenziale privilegiare strategie pre-legali (negoziazione, piani di rientro, riconoscimento del debito) prima di adire le vie legali. Anche l’esecuzione delle sentenze può richiedere tempi significativi, con recuperi spesso più efficaci attraverso terzi, ovvero debitori del debitore.

Quanto alle insolvenze, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (in vigore da luglio 2022, con successive modifiche 2023–2024) ha rafforzato gli strumenti di prevenzione e ristrutturazione, inclusa la Composizione Negoziata della Crisi. Tuttavia, in pratica, la Liquidazione Giudiziale resta la procedura prevalente e le prospettive di recupero per i creditori chirografari rimangono limitate. Le procedure possono essere lunghe (fino a diversi anni), aumentando l’incertezza dei recuperi.

Guardando ai top 20 mercati di destinazione dell’export italiano, i Paesi ai quali guardare con maggiore attenzione, dove risulta più complicato recuperare un credito, sono Cina (66/100), Slovacchia (59/100), India (57/100), Stati Uniti (56/100) e Repubblica Ceca (53/100).

Il Collection Complexity Score si articola in quattro livelli: «Moderato» (punteggio inferiore a 40), «Significativo» (tra 40 e 50), «Alto» (tra 50 e 60) e «Molto Alto» (oltre 60). La media globale riflette una distribuzione del rischio più concentrata: una quota minore di Paesi rientra ora nelle categorie «Molto Alto» (15% contro il 16% del 2022) e «Alto» (21% contro il 29%), mentre è aumentata la quota delle categorie «Significativo» (29% contro il 24%) e «Moderato» (35% contro il 31%).

Tuttavia, «con le insolvenze aziendali che rimangono elevate in tutto il mondo e la crescente frammentazione globale dovuta a mutevoli modelli commerciali, protezionismo volatile, tensioni geopolitiche e crescenti rischi digitali – sottolinea il report – il recupero crediti è destinato a diventare sempre più complesso per le aziende, in particolare per gli esportatori».

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