Bybit EU, con sede a Vienna, porta Bybit Pay in Europa e lo fa da operatore autorizzato secondo il quadro MiCAR. Il che significa che si muove dentro una cornice regolata, con obblighi su capitale, controlli interni, trasparenza e tutela dei clienti, sotto la supervisione di un’autorità nazionale.
In più, grazie al «passaporto» europeo, può offrire servizi negli altri Paesi UE senza dover ripartire da zero con nuove licenze.
Il servizio consente trasferimenti quasi istantanei, pagamenti via QR code o wallet e conversioni tra crypto e valuta fiat direttamente in app, con l’idea di ridurre attriti e tempi rispetto ai circuiti tradizionali. La prima fase copre le funzioni di base – peer-to-peer e incassi – ma il perimetro è destinato ad allargarsi verso merchant e partner dei pagamenti.
Il punto, però, resta la fiducia: la combinazione tra semplicità operativa e compliance diventa centrale per spingere l’uso reale degli asset digitali, oltre la sola detenzione o il trading.
«Con Bybit Pay costruiamo una connessione affidabile tra crypto e pagamenti, rendendo l’esperienza più pratica e coerente con i comportamenti finanziari reali», osserva Mazurka Zeng, co-CEO di Bybit EU. In prospettiva, l’iniziativa prova a portare le criptovalute dentro flussi finanziari più ordinari, in un contesto regolato che riduce l’incertezza ma alza l’asticella sui requisiti operativi.
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