La Ion di Andrea Pignataro archivia un bilancio 2025 di Cerved in perdita netta per 146 milioni di euro e cambia, dopo pochi mesi dalla nomina, il presidente. Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), travolto dall’inchiesta sui dossieraggi (alla quale Cerved è estranea) e sul quale pende l’accusa di peculato, si è autosospeso dall’incarico esercitato dall’ottobre 2025.
Al suo posto è stato nominato Maurizio Tamagnini, fondatore e amministratore delegato della società di gestione FSI.
L’assemblea di Cerved si è svolta a fine aprile senza grande pubblicità. A distanza di quasi due mesi è stato un articolo del Corriere della Sera a dare risalto al suo esito. Nel 2025 Cerved ha ridotto il fatturato a 450 milioni di euro (-4% rispetto al 2024), accumulando, appunto, una perdita netta di 146 milioni (-38 milioni nel 2024). Positivo è stato invece l’Ebitda, pari a 205 milioni di euro (-2,9%), anche a fronte di un debito elevato.
La società, leader nel mercato delle informazioni commerciali, al 31 dicembre 2025 aveva in carico bond quotati per quasi 1,6 miliardi di euro e «piuttosto costosi», ha sottolineato il giornale: 350 milioni al tasso fisso del 6% e 1,25 miliardi all’Euribor a tre mesi più 5,25%, con un fair value complessivo di 1,475 miliardi, cioè 120 milioni in meno del valore nominale.
La scadenza dei prestiti è fissata al 2029 e il 100% del capitale di Cerved è tuttora in garanzia (pegno), tra gli altri, a Deutsche Bank, Goldman Sachs, JP Morgan e UniCredit. Pignataro controlla Cerved attraverso una lunga catena di otto veicoli societari, tra Irlanda e Lussemburgo, che si esauriscono con la Castor Bidco Holding.
«Lì dentro» – ha spiegato l’articolo – «la FSI Sgr, la società di gestione di Tamagnini, aveva una partecipazione del 7%. Pignataro e il gestore hanno un consolidato rapporto di affari, tant’è che FSI possedeva anche un 9% di Cedacri. Entrambe le partecipazioni, a quanto risulta, sono state riacquistate da Pignataro. Il gruppo Ion, dal canto suo, ha investito direttamente in FSI Sgr (9,9%) e anche in uno dei suoi principali fondi, FSI Fund II (10%). Così, quando si è materializzata la “grana” Del Deo, è stato abbastanza facile trovare la persona giusta per dare un profilo più istituzionale e di mercato al ruolo di presidente».
Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/


