In Veneto le imprese esposte a rischio insolvenza entro 12 mesi sono risultate 39.443, pari al 9% delle 438.261 aziende attive regionali. Il dato si è confrontato con una media italiana del 12,1%, pari a 674 mila imprese su 5.570.296 attive. L’indicatore regionale ha registrato un aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2025, a fronte di una crescita media nazionale dell’1%.
I dati sono contenuti nell’osservatorio Business Scan 2026 di Sevendata, data company attiva nell’analisi del rischio di credito.
La distribuzione territoriale del rischio ha evidenziato valori differenziati tra le province. Rovigo ha registrato un’incidenza del 9,5% (2.179 imprese), Padova del 9,3% (8.231 imprese), Vicenza del 9,2% (6.951 imprese), Venezia del 9,1% (6.504 imprese) e Verona del 9% (7.818 imprese). Belluno ha segnato il valore più basso al 6,5% (872 imprese), seguita da Treviso all’8,4% (6.679 imprese).
Nel confronto tra regioni, il Veneto si è collocato al di sotto della media nazionale. Livelli superiori sono stati rilevati nel Lazio (17,5%), in Calabria (14%), Campania (13,8%), Sicilia (13,1%), Abruzzo (13%), Lombardia (12,6%), Molise (12,2%), Umbria e Puglia (12,1%), Basilicata (11,8%), Liguria (11,4%), Sardegna (11,1%), Toscana (11%), Emilia-Romagna (10,5%) e Marche (10,1%). Livelli inferiori sono stati registrati in Trentino-Alto Adige (6,6%), Valle d’Aosta (7,5%), Piemonte (8,6%) e Friuli-Venezia Giulia (8,7%).
La base imprenditoriale regionale è risultata pari a 438.261 imprese attive.
La distribuzione provinciale ha mostrato Padova al 20,2%, Verona al 19,8%, Treviso al 18,1%, Vicenza al 17,2%, Venezia al 16,3%, Rovigo al 5,2% e Belluno al 3,1%.
La variazione annua delle imprese attive ha evidenziato un incremento a Belluno (+0,9%). Riduzioni sono state rilevate a Rovigo (-1,9%), Verona (-1,7%), Padova (-1,3%), Treviso (-1,1%), Venezia (-0,4%) e Vicenza (-0,1%).
Il saldo tra natalità e mortalità delle imprese si è attestato a -0,9 punti percentuali, con tasso di natalità al 5,3% e tasso di mortalità al 6,2%. Il tasso di sopravvivenza delle imprese nate nel 2024 e ancora attive nel 2026 è risultato pari al 93,4%, in calo rispetto al 94,3% del periodo precedente.
Per settore economico, la maggiore incidenza del rischio è stata registrata nelle attività estrattive in cava (28,1%), nella fornitura di energia e gas (26,8%), nelle attività immobiliari (15,5%) e nella gestione di acqua e rifiuti (14,8%). Le incidenze più basse sono state rilevate in agricoltura e pesca (2,5%), istruzione (4,4%) e attività finanziarie e assicurative (5,5%).
Le imprese attive risultano distribuite per settore principale in commercio (20,8%), edilizia (14,5%) e agricoltura e pesca (13,5%).
Nel confronto tra classi dimensionali, le microimprese hanno continuato a rappresentare la quota prevalente del sistema produttivo regionale, con un’incidenza superiore al 90% del totale delle imprese attive. Le imprese di media e grande dimensione hanno mantenuto un peso marginale, pur risultando concentrate nei comparti manifatturiero e dei servizi avanzati.
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