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Natuzzi avvia la composizione negoziata della crisi

Trasferite produzioni in Romania e avviato un piano di esodi incentivati in Italia; è stato richiesto anche l’ingresso di Invitalia nel capitale del gruppo di divani

Natuzzi, azienda pugliese di punta nel settore dei divani, ha avviato la procedura di composizione negoziata della crisi. Lo ha riferito Il Sole 24 Ore, precisando che l’impresa ha spostato temporaneamente in Romania la produzione delle linee riportate precedentemente in Italia dalla Cina. Di conseguenza sono state fermate le produzioni relative negli impianti italiani.

La scelta di utilizzare lo strumento previsto dal codice della crisi a supporto delle aziende in difficoltà si affianca alla decisione di chiedere l’ingresso nel capitale di Invitalia ed una due diligence – precisa ancora il giornale – è già stata avviata.

La Natuzzi punta ad un piano di ristrutturazione di 12 mesi, «volto al risanamento della posizione finanziaria – spiega il gruppo in una nota – e al ripristino di un equilibrio economico-operativo sostenibile». La formalizzazione dell’avvio della procedura di composizione negoziata della crisi arriva quasi un mese dopo la chiusura della complessa trattativa sindacale per innalzare la cassa integrazione al 62% in media – dopo un’iniziale proposta dell’80% – e favorire esodi volontari, con uno stanziamento di sei milioni di euro. Il programma di uscite è rivolto sino ad un massimo di 120 persone rispetto alle 476 iniziali.

Insieme a queste misure, finalizzate al contenimento delle perdite, il gruppo si impegna ad una «profonda revisione del proprio modello operativo, organizzativo e industriale». Il gruppo ha chiuso in perdita l’esercizio 2025 come già indicato nella relazione alla Sec, l’autorità di controllo della borsa americana dove Natuzzi è quotata. Anche il fatturato (298 milioni nel 2025) ha registrato un significativo calo del 27,3% rispetto ai 410,8 mln del 2018. In relazione alla marginalità, le perdite operative – ha sottolineato ancora la società – sono raddoppiate negli ultimi tre anni arrivando a toccare quota 19,4 milioni nel 2025.

In Romania verranno spostate le produzioni di fascia medio bassa che erano in Cina fino a 18 mesi fa. Tutti interventi, secondo il gruppo, necessari per «arrestare le perdite, consentendo il progressivo superamento del ricorso alla cassa integrazione e garantendo al contempo la continuità operativa dell’impresa». Poi si penserà al rilancio.

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