Il costo del credito continua a pesare su famiglie e piccole imprese nonostante il progressivo allentamento della politica monetaria europea. Secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa sui dati della Banca d’Italia, a marzo 2026 il credito al consumo ha registrato un Taeg medio del 10,34%, mentre i finanziamenti alle piccole e medie imprese si sono attestati al 4,18%. Sul fronte del risparmio, invece, i conti correnti hanno offerto una remunerazione media dello 0,29%.
I dati evidenziano una trasmissione solo parziale dei tagli dei tassi al mercato del credito. In oltre un anno il costo del credito al consumo è diminuito di appena 0,16 punti percentuali, passando dal 10,50% di gennaio 2025 al 10,34% di marzo 2026. Dopo una temporanea discesa sotto la soglia del 10% alla fine del 2025, i tassi applicati ai finanziamenti destinati alle famiglie sono tornati rapidamente in doppia cifra.
Sul fronte mutui, il Taeg per l’acquisto di abitazioni è sceso lievemente al 3,81% a marzo 2026 (dal 3,87%), segnalando una trasmissione graduale delle decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea alle condizioni praticate dalle banche.
Per le imprese resta evidente un forte divario dimensionale: i prestiti fino a 1 milione di euro (tipici delle PMI) hanno un tasso medio del 4,18%, contro il 2,99% dei finanziamenti superiori al milione, con uno svantaggio di circa 1,2 punti percentuali per le imprese più piccole. Sul risparmio, la remunerazione dei depositi è in calo: 0,65% medio (da 0,85%), conti correnti allo 0,29%, depositi vincolati al 2,45% (in discesa dal 3,14%).
Secondo Unimpresa, si conferma una forte asimmetria tra raccolta e impieghi: i tassi sui depositi scendono rapidamente, mentre quelli sui prestiti restano elevati. Lo spread tra remunerazione dei depositi e credito alle PMI arriva a 3,53 punti, mentre quello tra conti correnti e credito al consumo supera i 10 punti.
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