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Enti locali: in arrivo emendamento sul trasferimento ad Amco dei crediti non riscossi

Il Governo preferirebbe introdurre direttamente per legge un sistema sanzionatorio per i Comuni che non si adeguano.

Il Governo avrebbe in animo di modificare la norma, contenuta nella legge di Bilancio, che mira a favorire il trasferimento ad AMCO e ai credit servicer privati dei crediti non riscossi dagli enti locali. Il passaggio delle consegne rispetto all’esattore pubblico AdER diverrebbe obbligatorio qualora i Comuni non raggiungessero una percentuale minima di riscossione. Lo scrive Italia Oggi, precisando che è in arrivo un emendamento da inserire nel decreto-legge Infrastrutture e PNRR (Dl n. 107/2026), attualmente all’esame della Camera.

L’iniziativa del Governo sarebbe emersa nel corso di un incontro tecnico svoltosi nei giorni scorsi presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). La legge di Bilancio prevedeva che il Ministero emanasse, entro febbraio, il decreto attuativo della norma, ma la scadenza è trascorsa e, da allora, si sono accumulati i ritardi.

Nel merito, l’emendamento introdurrebbe anche un sistema di sanzioni, sotto forma di riduzione del Fondo di solidarietà comunale, nei confronti dei Comuni che non procederanno al trasferimento dei crediti ad AMCO, pur non avendo raggiunto le percentuali richieste di smaltimento dei residui. Un riferimento a possibili sanzioni era già contenuto nelle bozze di decreto circolate negli ultimi mesi, ma per il MEF sarebbe preferibile riscrivere la disciplina dell’operazione, regolamentandola il più possibile attraverso una norma primaria.

Sarebbe inoltre allo studio la modifica della soglia del tasso di riscossione al di sotto della quale il trasferimento ad AMCO diventerebbe obbligatorio. Nelle bozze iniziali del provvedimento tale soglia era stata fissata al 17,5% su base triennale. A gennaio dello scorso anno, secondo le ultime rilevazioni rese pubbliche, le somme non riscosse dai Comuni, tra IMU, TARI, multe e altri tributi non versati dai cittadini, ammontavano a 27,16 miliardi di euro.

Il trasferimento di questi crediti ai soggetti privati comporta, per i Comuni che già vi fanno ricorso, una percentuale di riscossione compresa tra il 25% e il 40%, come aveva dichiarato in un’audizione parlamentare l’amministratore di AMCO, Andrea Munari. Si tratta di livelli considerati irraggiungibili dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER), cui tali crediti sono generalmente affidati. Non è quindi un caso che, già oggi, il 61,2% dei Comuni italiani non si avvalga del riscossore pubblico, preferendo gestire direttamente il servizio oppure affidarsi a credit servicer privati.

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