Nel secondo trimestre dell’anno è salito al 28,2% il tasso di successo delle composizioni negoziate della crisi d’impresa (CNC), rispetto al 20,2% del primo trimestre e a un valore medio, nel 2025, intorno al 22%. Lo ha detto – riferisce Italia Oggi – Sandro Pettinato, vice segretario generale di Unioncamere, al convegno annuale di Astebook, anticipando i dati dell’Osservatorio semestrale della stessa Unioncamere.
Al 1° luglio, le istanze totali presentate dall’introduzione della composizione negoziata (15 novembre 2021) sono state 4.853, con 169 mila lavoratori coinvolti. La nuova procedura si sta, dunque, dimostrando uno strumento idoneo ad aiutare le imprese a superare la crisi, soprattutto quelle di maggiori dimensioni, considerato che le microimprese sotto soglia rappresentano solo il 4% del totale delle CNC avviate.
Il nuovo report di Unioncamere segnala che l’83% delle imprese in CNC necessita di misure protettive per bloccare le azioni esecutive dei creditori. Una percentuale inferiore di imprese, ma ugualmente rilevante (il 55%), chiede anche misure sospensive, cioè la tutela della continuità aziendale in presenza di una perdita del capitale sociale. Soltanto il 20% delle imprese utilizza, invece, la composizione negoziata per ottenere l’autorizzazione a ricevere nuove risorse finanziarie.
Quanto alla distribuzione territoriale dello strumento, la Lombardia (1.093 domande) resta in testa con un ampio distacco dalla seconda regione, il Lazio (536 domande). Seguono Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte. Tra le regioni del Sud, solo la Puglia (305 domande) registra un utilizzo significativo della CNC.
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