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Banca Ifis, i fondi Usa puntano al portafoglio Npl da 1,5 miliardi di valore netto

Apollo, Fortress, Cerberus e Prelios tra i soggetti interessati. La cessione delle attività Npl dovrebbe concludersi entro fine 2026, con deconsolidamento previsto all’inizio del 2027

I principali fondi statunitensi specializzati in distressed asset guardano con interesse al portafoglio di crediti deteriorati che Banca Ifis ha deciso di mettere in vendita. Secondo quanto riportato da MF, tra i potenziali acquirenti figurano Apollo Global Management, Fortress e Cerberus, operatori con una consolidata esperienza nel settore degli Npl e con la capacità finanziaria necessaria per affrontare un’operazione di queste dimensioni.

A fine 2025 Ifis Npl Investing gestiva 17,8 miliardi di euro di crediti deteriorati lordi e un portafoglio dal valore netto di 1,5 miliardi di euro, composto da 1,8 milioni di posizioni riferite a 1,2 milioni di debitori. Il portafoglio è costituito prevalentemente da crediti unsecured di piccolo importo.

Apollo può contare su una forte presenza nel mercato del credito e nella gestione di asset, mentre Cerberus ha già acquisito in passato portafogli deteriorati da importanti operatori italiani. Fortress, azionista di doValue, dispone inoltre di una piattaforma specializzata nel servicing dei crediti e conosce approfonditamente il mercato italiano.

Tra gli interessati compare anche Prelios, controllata da Ion, anche se la società è tradizionalmente focalizzata su crediti corporate, immobiliari e garantiti. Per questo motivo il suo interesse potrebbe riguardare soltanto una parte del portafoglio in vendita.

L’operazione è seguita dall’advisor CC & Soci, guidato da Claudio Costamagna, incaricato della cessione di Ifis Npl Investing, proprietaria dei portafogli, e di Ifis Npl Servicing, specializzata nell’attività di recupero crediti.

Come già comunicato da Banca Ifis, la cessione dovrebbe essere completata entro la fine del 2026, mentre il deconsolidamento degli asset dal bilancio dell’istituto è previsto entro l’inizio del 2027. Dopo la pausa estiva entrerà nel vivo la fase competitiva dell’operazione, con la raccolta delle manifestazioni di interesse e la definizione delle offerte vincenti.

Alla base della decisione della banca di uscire dal business degli Npl vi è anche il crescente impatto del calendar provisioning, la disciplina prudenziale che impone alle banche la progressiva svalutazione dei crediti deteriorati secondo scadenze prestabilite. La BCE ha recentemente esteso questo regime anche agli istituti meno significativi, aumentando gli effetti sul conto economico e sugli assorbimenti patrimoniali. Un vincolo che non si applica ai fondi di investimento e che sta favorendo il trasferimento di quote sempre più consistenti di portafogli Npl dal sistema bancario agli investitori specializzati.

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