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Irpef, il 18,8% dei contribuenti versa il 65% del gettito

L’Osservatorio di Itinerari Previdenziali fotografa la concentrazione del prelievo sui redditi medio-alti e mette a confronto entrate fiscali e costi del welfare

Il gettito Irpef in Italia continua a essere concentrato su una quota relativamente ridotta di contribuenti. Nel 2024 chi ha dichiarato almeno 35mila euro lordi, pari al 18,78% del totale, ha versato il 65% dell’imposta. Allargando il perimetro ai redditi superiori a 29mila euro, il 30,22% dei contribuenti ha sostenuto il 78,67% dell’Irpef. È quanto emerge dall’Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2026 di Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL durante un convegno organizzato con CIDA, la Confederazione Italiana Alti Dirigenti e Professionalità, in occasione dell’80° anniversario dell’organizzazione.

Secondo l’analisi del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, i redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 hanno raggiunto 1.076 miliardi di euro. Il gettito Irpef, al netto del trattamento integrativo, è stato pari a 216,24 miliardi, di cui 193,32 miliardi derivanti dall’imposta ordinaria. I dichiaranti sono stati 42,84 milioni, mentre 34,1 milioni hanno versato almeno un euro di Irpef. Circa 24,8 milioni di italiani non hanno invece dichiarato redditi.

La distribuzione cambia sensibilmente tra le diverse fasce. I contribuenti con redditi fino a 29mila euro rappresentano il 69,78% del totale e versano il 21,33% dell’Irpef, circa 46 miliardi. Sopra i 35mila euro si trovano invece circa 8 milioni di contribuenti, sui quali grava il 65% del gettito. Ancora più concentrato il contributo delle fasce superiori: 745.615 persone con redditi oltre 100mila euro, pari all’1,75% dei contribuenti, versano complessivamente il 22,25% dell’Irpef.

Itinerari Previdenziali mette questi dati in relazione con il costo del welfare finanziato attraverso la fiscalità generale. Nel 2024 la spesa sanitaria è stata pari a 138,33 miliardi, quella per l’assistenza sociale a 180,5 miliardi, ai quali si aggiungono 13,5 miliardi per il welfare degli enti locali. Per finanziare queste tre voci sono state assorbite, secondo l’Osservatorio, tutte le imposte dirette – Irpef, Ires, Irap, Isost e addizionali territoriali – per complessivi 325,27 miliardi, oltre ad almeno 7 miliardi di imposte indirette.

L’analisi si sofferma anche sulla struttura della progressività fiscale. Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, osserva che all’aumento delle aliquote si aggiunge, per i redditi più elevati, la progressiva riduzione di deduzioni, bonus e agevolazioni. Secondo l’Osservatorio, la stratificazione delle norme fiscali ha inoltre prodotto un sistema nel quale le tre aliquote teoriche si traducono, per effetto di detrazioni e indeducibilità, in un numero molto maggiore di livelli effettivi di imposizione.

Il rapporto propone quindi di intervenire anche sugli strumenti utilizzati per indirizzare le prestazioni sociali. Tra le ipotesi indicate figurano una revisione dell’Isee, una banca dati centralizzata dell’assistenza e meccanismi capaci di favorire l’emersione dei redditi. L’obiettivo indicato da Itinerari Previdenziali è rendere più mirato l’accesso alle prestazioni e ridurre le distorsioni legate alla combinazione tra fiscalità e agevolazioni.

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