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Eba-Eiopa-Esma: mercati finanziari europei resilienti ma esposti a minacce che vengono dall’estero

Nel report autunnale sui rischi i tre regulator insistono sui pericoli di dipendenza da fornitori tecnologici extra Ue, credito privato e tecnologie emergenti. Crediti deteriorati vicini ai minimi storici (€375 miliardi, pari all’1,8% dei crediti totali)

In un quadro di generale resilienza, i mercati finanziari europei mostrano tuttavia alcune vulnerabilità, soprattutto in relazione a dipendenze da fornitori tecnologici extra Ue, a tecnologie emergenti e al credito privato. Sono le principali evidenze nel report autunnale sui rischi rilasciato dalle authority continentali per banche (Eba), assicurazioni (Eiopa) e strumenti finanziari (Esma).

Nel dettaglio, le banche continentali continuano a operare con livelli elevati di redditività e un rendimento del capitale proprio al 10,5%, trainato dal margine di interesse e dalle commissioni. I coefficienti patrimoniali rimangono elevati, con un Cet1 al 16,2%, e la qualità degli attivi è solida.

I crediti deteriorati restano vicini ai minimi storici, fermi a quota 375 miliardi di euro e pari all’1,8% dei prestiti totali, sebbene i regulator nutrano «aspettative di deterioramento della qualità degli attivi in alcuni portafogli, in particolare l’immobiliare commerciale e le piccole e medie imprese».

In questo quadro rassicurante, però, l’industria del credito continentale – è un rischio identificato dalle tre authority – si affida a provider esterni all’area Ue per le tecnologie dell’informazione e i sistemi di pagamento, ciò che amplifica il rischio operativo. Circa l’80% delle banche considera questa dinamica come la sfida principale, seguita dai sistemi di pagamento per il 60% del campione analizzato dall’Eba. È una dipendenza che esaspera le falle informatiche, rendendo il settore vincolato a regimi normativi stranieri e sensibile agli eventi internazionali.

Un rischio di interconnessione, sebbene più tradizionale, riguarda anche il settore assicurativo, dove il 28% dei rischi ceduti viene trasferito ai grandi riassicuratori mondiali, con una marcata concentrazione nel Regno Unito, nelle Bermuda e in Svizzera.

Nel risparmio gestito i fondi di investimento mostrano un’esposizione massiccia verso gli Stati Uniti, dove i veicoli azionari riversano il 52% della loro esposizione geografica. Per non parlare dei derivati, dove il ruolo delle controparti centrali estere per la compensazione resta sostanziale, con un ruolo dominante del Regno Unito per i tassi di interesse e degli Stati Uniti per il rischio di credito.

Un capitolo a parte è rappresentato dal private credit. «Sebbene il settore rimanga relativamente piccolo nell’Ue, la sua rapida crescita, la limitata trasparenza e i crescenti legami con il sistema finanziario più ampio potrebbero creare rischi durante i periodi di stress». Le esposizioni aggregate di banche e assicurazioni europee sono ancora contenute, con i fondi di credito privato dell’Unione che gestiscono asset per 97,1 miliardi di euro, concentrati per il 95,2% nel Vecchio Continente. E limitata è la possibile contaminazione delle banche Ue nei confronti del private credit, con esposizioni verso i fondi del settore e i relativi gestori patrimoniali per circa 150 miliardi (a metà del 2025), un livello pari allo 0,6% degli asset totali. Le criticità, in questo caso, riguardano la complessità e i difetti informativi, in particolare «valutazioni dei prestiti infrequenti e inesatte, alto rischio di credito, incertezza sulla leva finanziaria lungo la catena del valore e lacune nei dati che colpiscono sia i partecipanti al mercato sia i regolatori».

La debolezza dall’estero dell’Europa si manifesta infine nella tecnologia di frontiera dell’Intelligenza Artificiale (IA), che si sta rapidamente estendendo in tutto il settore finanziario. I tre supervisori europei sottolineano in particolare che «il rapido sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale avanzati potrebbe rendere gli attacchi informatici più potenti e difficili da contenere, consentendo ad attori malintenzionati di identificare e sfruttare le vulnerabilità a una velocità senza precedenti». In un contesto in cui quelle tecnologie sono importate da Paesi stranieri (soprattutto gli Usa), la mancanza di dimestichezza potrebbe favorire l’emersione di falle prima che le autorità di vigilanza abbiano il tempo di correre ai ripari.

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