Il mercato italiano del private debt ha registrato investimenti per 3,93 miliardi di euro nel primo semestre 2026, in crescita del 62% rispetto allo stesso periodo del 2025. La raccolta ha raggiunto 1,08 miliardi, con un incremento del 138%, superando già il totale dell’intero anno precedente. Sono i dati rilevati da AIFI in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti (CDP).
Le società finanziate sono state 77, contro le 81 del primo semestre 2025. Il ticket medio è salito da 29,9 a 51 milioni di euro, mentre gli operatori internazionali hanno realizzato il 92% degli investimenti per ammontare, pari a 3,61 miliardi. Gli operatori domestici si sono fermati a 316 milioni, in calo del 26%.
Per tipologia di strumento, obbligazioni e minibond hanno rappresentato il 53% degli importi investiti, mentre i finanziamenti hanno inciso per il 61% delle operazioni in termini numerici. Il 36% degli importi è stato destinato a operazioni di leveraged buyout (LBO), il 31% al rifinanziamento del debito e il 24% alla crescita delle imprese.
Per quanto riguarda la qualità del credito, emerge il livello di indebitamento delle società dopo le operazioni: il rapporto tra debito netto ed EBITDA è risultato inferiore a 3,5 volte nel 46% dei casi e a 4,5 volte nel 77%. La durata media dei finanziamenti è stata di sei anni e nove mesi, con un tasso medio pari all’Euribor più 5,70%.
«Il private debt riveste un ruolo sempre più importante per l’economia del Paese, perché amplia le fonti di finanziamento a disposizione delle imprese», ha dichiarato Innocenzo Cipolletta, presidente di AIFI. Dal 2018 CDP ha investito in oltre 20 fondi di debito, mobilitando circa 3,8 miliardi di euro a favore di imprese italiane ed estere.
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