Agenzia delle Entrate: nel 2025 individuati 200mila evasori totali

Oltre 2,4 milioni di lettere di compliance inviate per promuovere il corretto adempimento fiscale. UPB: in venti anni dimezzato il tax gap sull’Iva

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Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha analizzato 17 milioni di posizioni e ha individuato 200.000 evasori totali tra imprese e contribuenti, di cui 116.000 non avevano presentato alcuna dichiarazione e 86.000 erano completamente sconosciuti al fisco. Lo ha detto il direttore Vincenzo Carbone, intervenuto all’edizione Telefisco de Il Sole 24 Ore.

Per favorire il rispetto degli obblighi fiscali, l’Agenzia delle Entrate proseguirà anche nell’anno in corso ad esercitarsi nell’attività che meglio conosce: l’invio di raccomandate. Nel 2026 saranno inviate oltre 2,4 milioni di lettere di compliance, destinate a chi ha dimenticato di dichiarare redditi o adempimenti periodici Iva, con la funzione di ricordare al contribuente la necessità di verificare la correttezza dei propri comportamenti fiscali.

Uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), diffuso lo stesso giorno, ha inserito questi numeri nella cornice dell’evasione in Italia. Negli ultimi 22 anni, il tax gap sull’Iva (la differenza tra gettito teorico ed effettivo) è sceso dal 30% al 15%, grazie a strumenti quali fatturazione elettronica, split payment e reverse charge. Tuttavia, la classifica europea vede l’Italia ancora al sesto posto per evasione Iva e i dati 2022-2023 mostrano una risalita della propensione ad evadere l’imposta, invertendo il trend degli anni precedenti.

Il nodo critico resta il lavoro autonomo, dove la curva del tax gap è inchiodata al 60%: più della metà dell’imposta dovuta non viene versata. L’analisi dell’UPB lega direttamente il recupero di questa fedeltà fiscale alla sostenibilità del debito pubblico, ipotizzando due scenari basati sull’utilizzo delle maggiori entrate. Se si seguisse il trend 2002-2023, il recupero sarebbe dello 0,3% di Pil all’anno. Se si consolidasse il ritmo delle politiche attuali (2016-2023), si arriverebbe allo 0,4% di Pil. In termini di finanza pubblica, questo miglioramento della compliance porterebbe il rapporto debito/Pil al 118% o al 116% entro il 2041, a fronte di uno scenario base (senza recupero extra) del 122,5%.

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