Nel mercato del private credit statunitense si è progressivamente allargata un’area di tensione che non riguarda più soltanto investitori e autorità di vigilanza, ma anche il comparto assicurativo. Le polizze a copertura di amministratori e dirigenti hanno iniziato a scontare un aumento del rischio legale. Di conseguenza, gli assicuratori hanno rivisto al rialzo i prezzi e irrigidito le condizioni contrattuali, in previsione di un possibile aumento delle cause legali.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, in alcuni casi si parla di incrementi a doppia cifra rispetto all’anno precedente. Anche le condizioni delle coperture sono state rese più restrittive nelle fasi di rinnovo o nuova sottoscrizione.
In questo contesto, il broker assicurativo Marsh ha segnalato che i premi per le polizze «directors and officers» (D&O) dedicate al private credit e al private equity sono saliti del 3% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre nel complesso delle società quotate i prezzi risultavano sostanzialmente stabili. Il dato è stato letto dagli operatori come un segnale di crescente specificità del rischio nel segmento.
La fase recente è stata segnata da un aumento del nervosismo degli investitori, con maggiori richieste di rimborso e crescenti dubbi sulla valutazione dei portafogli di prestiti detenuti dai fondi. Le criticità hanno riguardato soprattutto l’esposizione verso società software, ritenute da alcuni analisti più esposte al rischio di obsolescenza legato all’intelligenza artificiale e quindi potenzialmente soggette a revisioni al ribasso.
Gli operatori del private credit hanno respinto letture eccessivamente negative del settore. Marc Rowan, amministratore delegato di Apollo Global Management, ha riconosciuto la necessità di rafforzare la trasparenza sulle valutazioni e ha indicato l’introduzione della valorizzazione giornaliera dei fondi entro fine settembre, con l’obiettivo di rafforzare la fiducia degli investitori.
Sul piano regolamentare, il quadro si è irrigidito. Le autorità statunitensi hanno avviato indagini sulle pratiche di valutazione di un fondo private credit di BlackRock dopo una forte svalutazione che ha colto il mercato di sorpresa. Anche la Securities and Exchange Commission ha aperto verifiche su diversi grandi gestori, mentre sono aumentati gli approfondimenti sull’esposizione delle banche verso il settore.
Parallelamente, si è registrata una crescita del contenzioso legato a crisi societarie con ipotesi di frode. Josh Naftalis, partner di Pallas Partners ed ex procuratore federale a Manhattan, ha osservato che il settore è destinato a una fase ancora lunga di pressione regolatoria e legale, affermando che «la vicenda del private credit è destinata a proseguire».
Nel complesso, il settore si è avvicinato a dinamiche già viste in altri segmenti del credito alternativo, dove opacità delle valutazioni, leva informativa e deterioramento del ciclo economico tendono a tradursi in un aumento del rischio legale e assicurativo. La componente legata agli NPL resta indiretta, ma rilevante, perché connessa alla qualità percepita dei portafogli e alla capacità dei gestori di anticipare perdite su crediti ancora difficili da prezzare con precisione.
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