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Banca Progetto: approvato patteggiamento per le violazioni alla normativa 231

L'istituto di credito pagherà una sanzione di 46.500 euro, in aggiunta alla confisca di 40 milioni di euro

I finanziamenti facili garantiti da MCC costeranno cari a Banca Progetto. L’istituto di credito, recentemente salvato con una ricapitalizzazione da 750 milioni di euro e l’intervento delle cinque maggiori banche italiane (Intesa Sanpaolo, UniCredit, MPS, Banco BPM e BPER), affiancate dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), ha chiuso il patteggiamento davanti al giudice per le indagini preliminari di Milano, Fabrizio Filice, relativo alla violazione della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti (Legge n. 231/2001).

Le modalità di concessione dei finanziamenti, accordati anche a società vicine alla ‘ndrangheta, hanno messo in luce una scarsa tenuta del sistema dei controlli interni societari, oggetto della normativa 231. L’accordo, i cui termini erano emersi nei mesi scorsi (vedi Be Bankers del 27 marzo), avrà anche la conseguenza di circoscrivere i rischi legali del risanamento, a beneficio del FITD e delle banche che hanno partecipato al salvataggio.

In dettaglio – ha riferito un articolo del Corriere della Sera«il patteggiamento per associazione a delinquere, truffa e false comunicazioni sociali comporta la sanzione di quote societarie per 46.500 euro e, soprattutto, la confisca del profitto, 40 milioni di euro che andranno allo Stato, al FUG – Fondo Unico Giustizia».

Sarà interessante capire in che modo sia stato calcolato il «profitto», visto che il sistema dei finanziamenti di Banca Progetto ha generato soltanto perdite, spingendo l’istituto sull’orlo del baratro.

Naturalmente rimangono aperte le inchieste penali a carico di una ventina tra ex amministratori e dirigenti della banca, considerati responsabili delle condotte illecite. Al riguardo, il Corriere della Sera ha precisato che «il gip deve sciogliere la riserva sulla tardività o meno della richiesta di proroga delle indagini per la sola ipotesi di associazione a delinquere, che secondo una tesi sarebbe stata presentata con due settimane di ritardo rispetto ai 12 mesi previsti, mentre per i pm sarebbe “salva” in base a due delle possibilità di sforamento dello standard ammesse dalle norme: la complessità della vicenda e l’intreccio con inchieste di altre sedi giudiziarie».

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