Dal 2023 il numero delle procedure connesse ai dissesti finanziari delle imprese italiane continua a salire, con un trend che non si è arrestato nel primo semestre di quest’anno. È l’altra faccia dell’economia italiana. Il dato – scrive Il Sole 24 Ore – emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Unioncamere sulla crisi d’impresa. Anche nel primo semestre del 2026 si conferma infatti il trend di crescita di (quasi tutte) le procedure connesse ai dissesti finanziari.
Aumenta il concordato semplificato (83 domande fino a giugno 2026 a fronte di 63 nello stesso periodo 2025); restano stabili gli accordi di ristrutturazione (167 domande), come, in sostanza, le liquidazioni giudiziali, i vecchi fallimenti, in un trend in salita: 5.230 le istanze del primo semestre 2026. Erano 5.286 nel 2025: un calo dell’1%, considerato “ancora poco significativo” dagli addetti ai lavori, soprattutto alla luce dell’andamento degli ultimi anni, con un picco l’anno scorso (da 4.222 domande nel 2024 a 5.286).
Troppo piccola, insomma, questa prima flessione per ipotizzare un’inversione di tendenza. Continuano inoltre a salire – +14%, riporta Unioncamere – le liquidazioni coatte amministrative, misure riservate a specifiche categorie: 290 procedure nei primi sei mesi, 254 a giugno 2025. Dopo un forte salto in avanti l’anno scorso, diminuiscono invece i numeri del concordato preventivo (da 511 a 451).
Il costante aumento dei casi di composizione negoziata segnala anche un fatto positivo: la volontà delle imprese in difficoltà di esporre anzitempo i motivi di crisi per tentare la strada di una riconversione industriale. Nel complesso le procedure di composizione negoziata avviate nel semestre sono state 897, quasi il doppio rispetto al 2024. E già al primo settembre le istanze erano diventate 1.128.
Il quinto rapporto dell’Osservatorio sulla crisi d’impresa analizza, analiticamente, sulla base del registro delle imprese, quello che le sezioni fallimentari dei Tribunali hanno visto crescere nelle statistiche del Ministero della Giustizia.
Tra le liquidazioni giudiziali, in aumento a Milano come a Roma, la Lombardia si conferma la regione con più casi in assoluto, come si ripete anche per le altre procedure: 1.036 fino a giugno; seguono poi il Lazio (844) e la Campania (478); quindi la Toscana (417) e poi progressivamente – dal Veneto al Piemonte all’Emilia Romagna – tutte le altre regioni, andando sempre più a scalare nelle aree meno industrializzate del Mezzogiorno. Anche nei fallimenti viene riprodotta, abbastanza fedelmente, la densità di imprese esistente a livello territoriale.
A finire in liquidazione giudiziale sono soprattutto aziende di piccole dimensioni, con una media di 7 addetti e un valore di due milioni di euro. Al di là di specificità territoriali, in questa prima metà dell’anno in Italia sono finite in dissesto nella stragrande maggioranza dei casi società di capitale, soprattutto negozi, all’ingrosso o al dettaglio; imprese di costruzioni, attività manifatturiere e attività dei servizi di alloggio e ristorazione o quelle addette a trasporto e magazzinaggio, per dirla con i codici Ateco.
L’altro tipo di liquidazione, quella coatta amministrativa, registra un’impennata del 14% rispetto al numero di procedure di 12 mesi prima. La distribuzione regionale dei casi ricalca a grandi linee quella dei vecchi fallimenti: Lombardia e Lazio continuano a registrare più istanze di tutti. Analizzando poi il profilo delle imprese in dissesto finanziario è significativa la presenza, con 68 pratiche, delle “attività per la salute umana e di assistenza sociale”, vale a dire cliniche, studi medici, laboratori di analisi o case di riposo e di cura. E lo scarto è notevole rispetto al secondo gruppo più colpito dalle misure, quelle “amministrative e di servizi di supporto” (38 istanze): dai call center alle agenzie di viaggio ai servizi di noleggio o di correzione di bozze o smistamento della posta, tagliate per prime dalle aziende. Nella stragrande maggioranza dei casi, le liquidazioni coatte amministrative riguardano società cooperative e consorzi; hanno in media 21 addetti – stima il rapporto Unioncamere – con un valore, calcolato però sulla base dei pochi (61) bilanci depositati, di meno di un milione di euro.
Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/


