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Deepfake e investimenti, il caso Nicastro riapre il problema dei controlli sui social

Il presidente di Banca AideXa ha denunciato alla Polizia Postale video falsi diffusi su Facebook. Secondo quanto riferisce Repubblica, Meta aveva escluso violazioni delle proprie regole dopo le prime segnalazioni

L’intelligenza artificiale viene utilizzata per costruire false testimonianze di esponenti della finanza e promuovere presunte opportunità di investimento. Tra i casi più recenti c’è quello di Roberto Nicastro, presidente di Banca AideXa, la cui immagine e la cui voce sono state riprodotte in video pubblicati su Facebook. La vicenda è stata ricostruita da Repubblica, che ha riportato anche le contestazioni mosse dal banchiere alla piattaforma.

Nicastro ha spiegato su LinkedIn che i contenuti circolavano dal 14 ottobre e che non aveva mai autorizzato l’utilizzo della propria identità. «Non esiste alcun rapporto, diretto o indiretto, con queste iniziative», ha precisato, prendendo le distanze dalle attività promozionali che gli venivano attribuite.

Il punto più controverso riguarda la gestione delle segnalazioni. Secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, Nicastro aveva chiesto a Meta di intervenire sul primo video, ma il 15 ottobre la società aveva comunicato che non risultavano violazioni delle regole della piattaforma. Una seconda segnalazione, presentata anche da Banca AideXa, aveva ricevuto una risposta analoga. Dopo la pubblicazione di un nuovo video, Nicastro ha denunciato il caso alla Polizia Postale e diffidato la società tramite un legale. Uno dei contenuti segnalati non risulta più visibile.

Episodi analoghi hanno coinvolto Alberto Nagel, ex amministratore delegato di Mediobanca, e Davide Serra, fondatore di Algebris Investments. La società ha precisato che né Serra né i suoi professionisti utilizzano le piattaforme Meta per promuovere investimenti o chiedere denaro al pubblico.

Nella sua denuncia pubblica, Nicastro ha richiamato un’inchiesta di Reuters del 2025, secondo cui la pubblicità ingannevole o fraudolenta avrebbe potuto rappresentare il 10% dei ricavi di Meta nel 2024. La società aveva contestato l’accuratezza e la rappresentatività di quella stima.

La vicenda potrebbe avere anche sviluppi sul piano della vigilanza finanziaria. Tra i commenti al post del banchiere è stata avanzata l’ipotesi di rivolgersi alla Consob, possibilità che Nicastro non ha escluso. Resta aperta la questione dei tempi di intervento delle piattaforme quando vengono segnalati contenuti che sfruttano identità riconoscibili per promuovere investimenti potenzialmente fraudolenti.

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