«Non abbiamo evidenza che il fenomeno di crescita della dimensione media delle banche si associ alla minore offerta di credito che, anzi, negli ultimi tempi è in aumento. La cosa che colpisce è la mancanza di segnali che provengono dal settore delle imprese». Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervistato da Ferruccio de Bortoli a Torino nella giornata di apertura del Festival Internazionale dell’Economia.
«In passato dai nostri sondaggi è emerso questo rischio», ha spiegato il Governatore, «adesso non lo vediamo. Non abbiamo smesso di analizzare il fenomeno, continueremo a farlo. Se la crescita dimensionale e l’aumento di efficienza delle banche dovessero avvenire a discapito della disponibilità di credito delle imprese, avremmo da una parte guadagnato in pochi e perso dall’altra in molti. E questo non andrebbe bene. Continueremo per questo a fare le nostre analisi».
Nel corso dell’intervista Panetta si è anche soffermato sull’aumento dei tassi d’interesse.
«È un fenomeno non europeo», ha sottolineato, «l’epicentro del rialzo dei tassi che abbiamo visto nelle settimane scorse è negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti la crescita si è rivelata particolarmente più elevata di quanto ci si attendesse, c’è una ripresa inflazionistica, l’inflazione è più elevata di quanto ci si aspettasse e c’è l’attesa di un adeguamento dei tassi di politica monetaria. In più, negli Stati Uniti l’emittente pubblico si trova di fronte alla concorrenza nella raccolta del risparmio da parte di società tecnologiche che raccolgono debito in proporzioni molto elevate. Quindi non è sorprendente che negli Stati Uniti i tassi di interesse sul lungo termine stiano aumentando. A questo si aggiunge la finanza pubblica: gli Stati Uniti hanno un debito crescente e un disavanzo significativo, ma dispongono del dollaro e riescono a finanziarlo».
Ciò che accade negli Stati Uniti è un’onda che ha finito per riflettersi anche sull’Europa.
«Il meccanismo che lega tutto questo all’Europa», ha detto Panetta, «è il fatto che i tassi a lungo termine a livello mondiale sono influenzati più dall’attività finanziaria in dollari che non dalle altre valute. Quando il tasso di interesse a lungo termine aumenta negli Stati Uniti per motivi legati all’economia e alla finanza statunitense, l’effetto si trasmette anche al mercato europeo. I tassi sono aumentati meno in Germania, grazie a una finanza pubblica solida, un po’ di più in Italia, che ha un debito elevato ma condizioni strutturali migliori rispetto al passato. Ha colpito maggiormente la Francia, che presenta un disavanzo persistentemente elevato. Il problema è che questo aumento dei tassi negli Stati Uniti avviene a fronte di un’economia che cresce, mentre in Europa la crescita è più debole. Quindi l’impatto di questo rialzo dei tassi è più elevato. Non è una crisi, ma è qualcosa che pesa sulla crescita».
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