doValue ha approvato il Piano Industriale 2027-2029, che punta sulla crescita del recupero crediti attraverso piattaforme digitali automatizzate (digital collection), sull’efficientamento del servicing dei crediti deteriorati e sullo sviluppo dei servizi a valore aggiunto. Il gruppo prevede di raggiungere un EBITDA di 330-350 milioni di euro nel 2029, rispetto ai 272 milioni della base pro forma 2025, e un free cash flow ricorrente di 100-120 milioni.
Le digital collection, dove è specializzata la controllata coeo recentemente acquisita, saranno il principale motore della crescita, con un EBITDA atteso tra 140 e 160 milioni di euro nel 2029 e un CAGR di circa il 30%. L’espansione sarà sostenuta dai clienti multinazionali già acquisiti, dalla crescita nei Paesi nordici e dall’estensione delle attività di coeo nei mercati dell’Europa meridionale in cui doValue è già presente.
Nel servicing NPE, il piano considera l’effetto dell’ammortamento dei portafogli legacy e i limitati volumi di nuovi crediti deteriorati. La società prevede di compensare la pressione sui margini attraverso automazione, intelligenza artificiale (AI), revisione dei workflow e maggiore flessibilità della struttura dei costi.
Queste iniziative dovrebbero produrre 65-70 milioni di euro di efficienze lorde nel business NPE, con costi operativi previsti in calo dai 240-250 milioni del 2025 a 205-215 milioni nel 2029, nonostante inflazione e investimenti tecnologici.
«Negli ultimi tre anni abbiamo perseguito una strategia deliberata per diversificare doValue oltre le tradizionali attività di NPE servicing. Il Gruppo oggi può contare su una presenza europea più ampia, su una gamma di servizi più estesa e su competenze digitali e tecnologiche consolidate», ha dichiarato Manuela Franchi, amministratore delegato di doValue.
«Il Piano Industriale 2027-2029 si concentra sulla trasformazione di questi investimenti in una crescita sostenibile della redditività, in una maggiore generazione di cassa e in valore per gli azionisti. Le nostre priorità strategiche sono espandere le digital collection, migliorare l’efficienza operativa e massimizzare il contributo di cassa di ciascun business, con obiettivi che non dipendono da una ripresa della formazione di nuovi NPE», ha aggiunto Franchi.
Sul fronte finanziario, doValue prevede una generazione cumulata di 290-310 milioni di euro di free cash flow ricorrente nel triennio 2027-2029. La liquidità disponibile dopo gli esborsi una tantum dovrebbe raggiungere 150-170 milioni, con una leva finanziaria netta mantenuta tra 2,0x e 2,5x.
Il gruppo ha inoltre approvato un buyback da 10 milioni di euro, pari a circa il 3% del capitale sociale, da avviare entro la fine del 2026. La politica di distribuzione prevede la restituzione agli azionisti, attraverso dividendi e riacquisto di azioni, fino all’80% dell’utile netto al netto delle componenti non ricorrenti.
Per il 2026 doValue ha invece rivisto al ribasso le proprie stime. I ricavi lordi sono attesi tra 770 e 790 milioni di euro, mentre l’EBITDA dovrebbe attestarsi tra 270 e 290 milioni, contro i circa 300 milioni precedentemente previsti. La revisione riflette soprattutto la ripresa più lenta delle collection e del nuovo business NPE in Italia. La performance di coeo continua invece a superare le attese.
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