Nel 2025 il ruolo internazionale dell’euro è risultato in ulteriore rafforzamento, confermando la posizione di seconda valuta più importante a livello globale. La quota di utilizzo su un insieme ampio di indicatori internazionali si è attestata attorno al 20%, proseguendo una dinamica di crescita graduale avviata dopo le tensioni geopolitiche iniziate nel 2014.
Le evidenze sono state raccolte nel rapporto della Banca Centrale Europea sul ruolo internazionale della moneta unica, pubblicato martedì scorso. Nel documento si è rilevato anche un incremento significativo dell’emissione di debito internazionale denominato in euro, salito ai massimi dall’introduzione della valuta unica, con un progresso vicino al 30% rispetto al 2024.
Un ulteriore elemento di rilievo ha riguardato il mercato delle obbligazioni sostenibili, dove l’euro ha assunto per la prima volta una posizione di leadership globale. In parallelo, i flussi di capitale verso l’area euro si sono avvicinati ai livelli più elevati mai osservati, segnalando un interesse crescente da parte degli investitori internazionali.

Il quadro, tuttavia, non è apparso privo di criticità. Nel rapporto sono stati evidenziati segnali di fragilità legati all’aumento delle riserve auree da parte delle banche centrali, in un contesto di tensioni geopolitiche persistenti, oltre alla diffusione di sistemi di pagamento alternativi transfrontalieri, inclusi quelli basati su tecnologie digitali. Sono dinamiche che hanno contribuito a una progressiva frammentazione del sistema monetario internazionale.
Nel commento istituzionale, Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, ha osservato che «l’euro ha la possibilità di rafforzare il suo appeal globale, a condizione che i responsabili politici europei creino le condizioni necessarie e traducano le parole in azioni», richiamando la necessità di interventi coerenti su più fronti.
Sul tema è intervenuto anche Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della BCE. Il progresso dell’euro – ha spiegato – si fonda su due basi. «La prima è strutturale. L’Europa è al primo posto tra le economie più aperte al mondo, con esportazioni vicine a 4.000 miliardi di euro l’anno scorso. La nostra determinazione a sostenere lo stato di diritto anche sotto una pressione senza precedenti, l’indipendenza della nostra banca centrale, il nostro solido quadro fiscale e l’apertura del nostro mercato unico offrono qualità strutturali che non sono più universalmente disponibili. Il secondo punto è che, laddove l’Europa ha agito con determinazione, i risultati non si sono fatti attendere. Un quadro europeo coerente in materia di finanza verde e sostenibile ha portato alla leadership di mercato: l’euro ha superato il dollaro, diventando per la prima volta la valuta leader nel mercato globale delle obbligazioni verdi. Inoltre – ha detto ancora Cipollone – i pagamenti istantanei stanno crescendo a un ritmo esponenziale, grazie alla legislazione europea e al sistema paneuropeo di pagamenti rapidi gestito dall’Eurosistema».
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