Attualmente due terzi delle transazioni con carta nell’area euro passano attraverso infrastrutture non europee e questo «è un elemento di preoccupazione per la Bce in un contesto geopolitico come quello attuale, in cui le tensioni sono all’ordine del giorno». C’è anche questa priorità strategica che giustifica l’istituzione dell’euro digitale in Europa. Poiché la moneta elettronica dovrebbe prendere il posto degli attuali circuiti, soprattutto quelli delle carte di credito in gran parte di matrice statunitense, il rischio di dipendenza verrebbe superato. Ne è convinto Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce, che, in un’intervista a MF, è tornato a spiegare le caratteristiche del progetto europeo.
- Il rispetto della privacy rappresenterà un tassello fondamentale dell’euro digitale. I pagamenti offline saranno anonimi, simili al contante. Quelli online garantiranno la massima privacy consentita dalla tecnologia, con le banche coinvolte che conosceranno solo i dettagli dei pagamenti.
- La moneta elettronica consentirà pagamenti tra privati, nei negozi e online in tutta Europa. La soluzione offline permetterà pagamenti senza connessione internet o corrente, purché il dispositivo abbia batteria, risultando utile in situazioni estreme come quella verificatasi in Spagna due anni fa. Le preoccupazioni delle banche sulla fase di test, per Cipollone, non sono fondate.
- L’euro digitale non sarà remunerato e non richiederà fondi nel portafoglio digitale: con i pagamenti, le somme verranno automaticamente trasferite dal conto corrente. Un limite agli importi detenibili eviterà rischi di stabilità finanziaria o disintermediazione. Sopportabili, infine, saranno i costi per la messa a terra del progetto: tra 4,8 e 6 miliardi di euro in quattro anni per tutte le banche europee, che sono circa 2.200, con una media compresa tra 2,2 e 2,7 milioni di euro per ciascun intermediario.
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