Famiglie e debiti: i nuclei che escono dalla miseria rischiano di rientrarci

Uno studio della Banca d'Italia analizza le fragilità finanziarie dei nuclei italiani

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Essere stati poveri aumenta le probabilità di tornare ad esserlo nel prossimo futuro, a prescindere dalla misura delle difficoltà economiche. Giunge a questa conclusione un recente working paper della Banca d’Italia il quale analizza le fragilità finanziarie delle famiglie italiane (reddito, patrimonio finanziario e debito).

Il lavoro, a cura di David Loschiavo, Federico Tullio e Antonietta di Salvatore, si avvale dei dati campionari dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane (IBF) della Banca d’Italia per il periodo 2000-2020. L’obiettivo è valutare l’effetto delle caratteristiche delle famiglie sulla persistenza delle diverse dimensioni di fragilità.

Miseria e crisi dei debiti sovrani

I risultati dell’indagine indicano che, per tutte le dimensioni di vulnerabilità considerate, la quota di famiglie fragili è aumentata durante la crisi dei debiti sovrani per poi diminuire negli anni seguenti fino a tornare sui valori di inizio secolo.

Lo studio, condotto tramite due diversi approcci, giunge alla conclusione che le famiglie che si sono già trovate in condizioni di fragilità hanno una maggiore probabilità di tornare povere.

Il ruolo dello Stato

Entrambi gli approcci forniscono risultati simili secondo i quali esiste una forte dipendenza dal ruolo statale tra fragilità passate e presenti. I risultati rimangono inalterati escludendo le osservazioni dall’ondata del 2020, ovvero rimuovendo la transizione di 4 anni dal 2016 al 2020 e concentrandosi solo sulle transizioni di due anni (dal 2000 al 2016).

Lo studio attribuisce la persistenza della povertà anche all’operato dello Stato: servono politiche che valorizzino gli strumenti per difendersi dalla povertà (ad esempio, una maggiore istruzione) e far uscire le famiglie dalla miseria (ad esempio misure di sostegno e misure mirate a prezzi accessibili).