Fondo Italiano di Investimenti: ispezione di Bankitalia conclusa con rilievi

I controlli hanno riguardato la passata gestione del fondo (2022-2025)

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La Banca d’Italia ha effettuato un’ispezione al Fondo Italiano di Investimento che si è conclusa con l’evidenza di diversi rilievi sulla governance e il sistema di controlli. Ne ha dato notizia MF, precisando che la lente della vigilanza ha scrutato la passata gestione della SGR controllata da CDP con il 55% e partecipata da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, BPER, Enpam, Enpaia e Abi. In particolare, l’ispezione si è soffermata sul periodo in cui amministratore delegato e direttore generale era Davide Bertone, alla guida del Fondo dal maggio 2022 all’agosto 2025. Il verdetto: l’ispezione ha evidenziato «diffuse debolezze negli assetti di governo, compreso il sistema di remunerazione, nel controllo delle attività esternalizzate e nei processi di gestione, in presenza di connotazioni positive quanto a reddito e patrimonio».

L’assetto di vertice del Fondo è apparso caratterizzato da un CDA «espressione dei principali azionisti ma privo di un chiaro mandato strategico e dell’azionariato di controllo», da un «amministratore delegato, di nomina CDP, non appartenente alla storia della SGR» che, peraltro, ha cambiato – evidenzia Bankitalia – ben quattro AD negli ultimi dieci anni, con «senior partner responsabili dei team di investimento, elemento di continuità e titolari di estesi spazi di autonomia». Tale assetto «non si è rivelato del tutto coerente ed efficace. Il consiglio è stato assorbito dall’esame di una vasta mole di attività; l’azione dell’AD si è concentrata, efficacemente, sulla definizione del piano e sul conseguimento di alcuni dei suoi obiettivi, ma si è rivelata più debole nell’indirizzo dell’attività di investimento, contrassegnata da una dialettica, frequentemente non tracciabile, con i senior partner». Il risultato è stato l’assenza di una «riconoscibile strategia, per quanto attiene sia alla pianificazione temporale degli investimenti e delle uscite, sia, nel caso dei fondi indiretti, alla selezione dei gestori che fonda il disegno complessivo del portafoglio investito».

L’ispezione si è anche soffermata sul monitoraggio delle attività svolto dall’ex vertice. «Anche a causa dell’assenza di un comitato rischi e della carenza di iniziativa del collegio sindacale, è mancata una supervisione effettiva delle funzioni di controllo e di valutazione, nei fatti prive di referenti aziendali ulteriori rispetto all’AD. Ne sono derivati controlli poco incisivi e profili, non identificati, di conflitto di interesse, sia nei rapporti bancari tra la SGR e i fondi, sia nella valutazione e nel sistema di remunerazione». Quest’ultimo, in particolare, è stato ritenuto «non del tutto in linea con le prescrizioni normative», sia perché gli obiettivi non risultavano pienamente coerenti con i ruoli, sia perché questi obiettivi non riflettevano fino in fondo lo spirito della normativa, che vincola la parte variabile della retribuzione a risultati sostenibili nel tempo.

Sul fronte finanziario, invece, la Vigilanza ha riconosciuto la solidità dei numeri del Fondo. «La SGR dispone di una dotazione patrimoniale ampiamente capiente (circa 2,5 volte i requisiti regolamentari) anche dopo la distribuzione di dividendi straordinaria del 2024 realizzata anche attraverso l’utilizzo di parte delle riserve disponibili».

Al vertice, come AD e DG, è stato chiamato a fine ottobre Domenico Lombardi, docente di Public Policy alla Luiss «con consolidati rapporti con Via Nazionale» – sottolinea il giornale – nonché consigliere di amministrazione di Montepaschi. Entro fine mese il top manager presenterà al CDA le linee guida del nuovo piano strategico, elaborato con McKinsey. Il documento – secondo quanto risulta a MF – punterà a rendere più efficace il sostegno del Fondo alle filiere strategiche e alle aziende innovative, con l’obiettivo di farne il braccio della politica industriale a favore delle PMI italiane.

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