Dopo aver realizzato nel 2025 un utile netto di 9,3 miliardi, il migliore risultato di sempre, Intesa Sanpaolo è avviata a superare i 10 miliardi di guadagni netti nell’anno in corso e ad aumentarli ulteriormente negli anni a seguire. Lo prevede il nuovo piano strategico 2026-2029 dell’istituto di credito guidato da Carlo Messina, approvato dal consiglio di amministrazione.
Al centro della nuova strategia c’è una riduzione dei costi guidata dalla tecnologia, un aumento dei ricavi trainati dal risparmio, come il lancio di «isywealth Europe», un’iniziativa che guarda all’estero per la consulenza degli investimenti avvalendosi del digitale. L’obiettivo è sviluppare hub integrati nei principali Paesi europei in cui Intesa Sanpaolo è presente con proprie filiali, ovvero Francia, Germania e Spagna, per servire diversi segmenti di clientela, avvalendosi delle sinergie di gruppo.
Il colosso torinese del credito conta di distribuire ai soci una parte consistente dei propri utili, per circa 50 miliardi, mantenendo intatta la solidità patrimoniale (Cet1 Ratio al 13,2%).
Nel piano licenziato dal cda – supportato da investimenti per 5,1 miliardi di euro, di cui 4,6 miliardi solo per la parte di tecnologia e crescita – i ricavi sono attesi a 30,7 miliardi (contro i 27,3 dell’anno scorso), spinti dalle commissioni nette, viste in crescita del 3,8% medio annuo a 11,6 miliardi nel 2029, con risultato dell’attività assicurativa a 2 miliardi (+3% medio annuo). Complessivamente, l’incidenza delle commissioni nette e del risultato dell’attività assicurativa sui proventi operativi netti salirà al 44% nel 2029 dal 43% del 2025. Il margine di interesse crescerà del 2,4% annuo a 16,3 miliardi. Attesa anche un’accelerazione del ricambio generazionale, con risparmi di costi pari a circa 570 milioni a regime nel 2030. In Italia sono previste circa 9.750 uscite volontarie e circa 6.300 assunzioni di giovani entro il 2030.
Tra i target sfidanti indicati dagli amministratori c’è anche l’impegno a mantenere e, anzi, a migliorare la qualità del credito. Nel 2029 – è indicato nel piano – i crediti deteriorati saranno pari a 10,2 miliardi lordi (5,1 netti), con un’incidenza netta sul totale inferiore all’1% in ciascun anno del piano d’impresa. Il costo del rischio sarà pari a 25-30 centesimi di punto.
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