Invoice trading, cos’è e perché può aiutare gli imprenditori ad evitare le insolvenze

Uno strumento di finanza alternativa, utile per le PMI che vogliano reperire capitali in modo rapido senza indebitarsi

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Si fa strada anche in Italia un nuovo strumento per le imprese, utile a cedere, tramite piattaforme digitali, crediti commerciali a investitori professionali: è l’invoice trading, lo scambio delle fatture commerciali. Ad oggi tuttavia sono ancora pochissimi gli imprenditori ad utilizzare questa tecnica innovativa, che ha esordito nel nostro mercato da meno di un decennio. A fornire una definizione completa dell’invoice trading è un occasional papers di Banca d’Italia dedicato a “Le piattaforme Fintech di prestito e di raccolta di finanziamenti nel mondo e in Italia”.

Secondo Bankitalia “l’invoice trading è uno strumento che permette alle aziende di cedere crediti commerciali a investitori professionali attraverso piattaforme digitali. L’acquirente della fattura eroga all’impresa cedente un anticipo, pari a circa il 90% del credito, e si impegna a versare il saldo alla scadenza. L’anticipo versato è al netto di interessi e commissioni, che rappresentano rispettivamente la remunerazione dell’investitore che finanzia l’operazione e della piattaforma che mette in comunicazione le parti. Il rischio di insolvenza del debitore è frequentemente in capo agli acquirenti delle fatture (cessione pro soluto)”. Il servizio, ancora molto di nicchia, in Italia è offerto ad oggi da 13 operatori. Altri sono invece stati acquisiti da gruppi bancari per erogare nuovi servizi ai propri clienti, come Fifty che ora è di Banca CF+.

Le differenze tra invoice trading e factoring

L’invoice trading è una pratica finanziaria diversa dal factoring in quanto offre maggiore flessibilità alle aziende. Mentre nel factoring l’impresa cede in blocco e continuativamente il proprio portafoglio di crediti, nell’invoice trading è possibile cedere singole fatture. Le piattaforme di invoice trading valutano le caratteristiche delle aziende coinvolte utilizzando tecnologie come big data e intelligenza artificiale. Le fatture selezionate vengono poi cedute attraverso metodi come asta, marketplace, acquisto diretto o supply chain finance. Un elemento chiave dell’invoice trading è la rapidità con cui la liquidità derivante dalla cessione arriva sul conto dell’azienda, solitamente entro pochi giorni. La maggior parte delle piattaforme offre soluzioni pro soluto, assumendo il rischio del mancato pagamento, mentre altre offrono soluzioni pro solvendo, fornendo finanziamento all’azienda cedente senza assumere il rischio dell’insolvenza del debitore.

Un sistema per reperire liquidità in modo rapido

L’invoice trading è dunque uno strumento flessibile, veloce e basso rischio che consente alle PMI di reperire capitale senza contrarre debiti. Le aziende che vantano crediti commerciali non scaduti possono cederli sul marketplace di una piattaforma Fintech e ricevere subito la liquidità a costi compresi tra il 4 e il 10% – liberandosi del rischio insolvenza, che si assume la stessa piattaforma, e senza subire alcun impatto sulla posizione debitoria. Una delle piattaforme che offrono il servizio in Italia è Workinvoice. Il suo ceo e fondatore, Matteo Tarroni, ha spiegato a Industria Italiana che “Il 57% delle PMI italiane ha bisogno di accedere a fonti di credito entro una settimana e, tra queste, il 30% entro 24/48 ore”. Con Workinvoice è possibile vendere le fatture solo quando necessario. Inoltre, con l’invoice trading non viene segnalata alcuna informazione alla centrale rischi, il database che monitora la posizione debitoria delle aziende e dei cittadini italiani.

L’invoice trading dunque consente alle aziende di cedere le proprie fatture quando necessario. Le fatture sono acquistate da fondi di investimento che si aspettano un guadagno in termini di interessi. Come funziona: le aziende propongono le loro fatture alle piattaforme, ricevendo un prezzo di vendita in percentuale rispetto al valore della fattura e un acconto immediato (ad esempio, il 90% dell’importo). Le commissioni variano in base alla durata della fattura e alla solvibilità del debitore. Tuttavia, l’invoice trading richiede l’autorizzazione del debitore, solitamente la grande azienda acquirente, e le clausole di divieto di cessione nei contratti di fornitura possono limitare questa pratica. Si sta perciò lavorando per superare questi ostacoli tramite regolamentazioni più flessibili e soluzioni tecnologiche come la blockchain.

In conclusione l’invoice trading può rivestire un ruolo significativo per le PMI, che spesso devono finanziare le grandi aziende di cui sono fornitrici utilizzando le fatture pagate a lunga scadenza. La chiave di tutto è il ciclo di cassa, che indica il periodo in cui un’impresa deve disporre della liquidità per pagare i fornitori prima di ricevere il pagamento dai clienti e continuare le proprie attività. In Italia, i tempi medi di incasso e pagamento sono rispettivamente di 61 giorni e 84 giorni, con una disparità evidente tra le grandi imprese e le microimprese. Le grandi imprese mantengono un ciclo di cassa negativo, finanziandosi a spese delle piccole imprese fornitrici, mentre le microimprese, con scarsi poteri contrattuali, affrontano tempi di pagamento più lunghi e un ciclo di cassa estremamente lungo (103 giorni), rendendole finanziariamente vulnerabili. L’invoice trading interviene come stabilizzatore in questo processo, anticipando i tempi di incasso delle PMI e fornendo loro liquidità in tempi più brevi. Ad oggi il 33% delle PMI considera la propria liquidità bassa. Tuttavia, la maggior parte di esse si rivolge ancora alle banche, mentre molte non sono nemmeno consapevoli delle soluzioni alternative, poiché le banche non hanno ancora sviluppato i servizi adatti alle esigenze delle PMI e ciò porta spesso gli imprenditori a confrontarsi da soli con i propri problemi finanziari.