La rapidità è il fattore chiave per gestire la crisi d’impresa

Margherita Bianchini, vicedirettore generale di Assonime, commenta il nuovo framework regolamentare sulla crisi d'impresa

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“Al centro del problema della crisi d’impresa c’è la questione dell’efficienza e tempestività del suo esito, perché questo e solo questo consente di ottimizzare la soddisfazione dei creditori e la salvaguardia dei beni dell’impresa, liberando la materia fallimentare dall’ombra punitiva che l’ha sempre sovrastata”. A giudizio di Margherita Bianchini, vice direttore generale di Assonime (Associazione italiana delle società per azioni) c’è una bussola da non smarrire per incanalare sui giusti binari una moderna legislazione sulle ristrutturazioni e le insolvenze aziendali.

 È un tema su cui, nell’ormai scorsa legislatura, sì è a lungo dibattuto, non sempre a senso unico. Una discussione che si è intrecciata alle emergenze che il Paese ha attraversato ed attraversa (prima la pandemia ed ora la guerra in Ucraina) e che è giunta ad un punto di svolta lo scorso giugno quando il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che ha modificato il Codice della Crisi e dell’insolvenza, dando attuazione alla direttiva europea n.2023/2019.

Il giudizio di Assonime, che ha fornito un costante supporto di analisi e proposte al processo legislativo, è positivo. “Si tratta – spiega in questa intervista Bianchini – di una disciplina di estrema rilevanza per la salvaguardia del valore delle imprese e dell’economia nel suo complesso, che giunge a compimento in un contesto storico ed economico molto diverso da quello in cui ha avuto origine il Codice della crisi, e che ha imposto una diversa e più ponderata valutazione degli istituti necessari per la gestione della crisi d’impresa”.

La conclusione è stata positiva ma sull’iniziale iter legislativo Assonime non aveva lesinato critiche.

L’approccio seguito dal legislatore nella versione originaria del Codice della crisi era stato un infelice ritorno al passato — incentrato sulle segnalazioni d’allerta da parte dei creditori pubblici, sull’arretramento della gestione della crisi creditori-debitore e ritorno della gestione nelle mani di PM e giudice delegato e sul depotenziamento del concordato modellato sul Chapter 11 statunitense – e si è mostrato subito inadeguato a far fronte a una crisi senza precedenti.

A tale riguardo la legislazione di emergenza ha operato su più fronti, da un lato iniettando liquidità per consentire alle imprese di proseguire l’attività, con strumenti diversi, dall’altro sospendendo l’entrata in vigore del Codice della crisi e mantenendo in vigore gli strumenti più flessibili delle precedenti riforme, introducendo contestualmente alcuni nuovi istituti, come la composizione negoziata, che avviassero il processo di cambiamento delle regole sulla gestione della crisi.

Prima ha accennato alla “ombra punitiva” che aleggiava sulla legislazione fallimentare.

Già ma gli aspetti punitivi dovrebbero essere aggiornati alla realtà economica mutata e riservati all’alveo che gli è proprio, quello penalistico, non anche agli aspetti economici della crisi che riguardano la salvaguardia dell’impresa e la tutela dei creditori.

Su quali istituti è soprattutto intervenuto il decreto del giugno scorso?

Le nuove norme hanno abrogato le criticatissime misure di allerta e composizione assistita della crisi, previste nella versione originaria del Codice sostituendole integralmente con il nuovo istituto della composizione negoziata. Il sistema che ne deriva – in linea con le disposizioni della direttiva europea – ruota attorno al principio di volontarietà dell’accesso a strumenti di supporto all’impresa per far fronte tempestivamente ai segnali di crisi. Viene meno qualunque tipo di allerta pubblicistica con segnalazione al pubblico ministero, e questa scelta aumenta le chance del risanamento precoce dell’impresa. La composizione negoziata della crisi consente all’impresa di avviare tempestivamente un percorso stragiudiziale, con l’assistenza di un professionista che ne garantisce la serietà; con soluzioni modulari adattabili alla specifica situazione dell’impresa stessa e con forme di tutela crescenti per i creditori, con cui giungere rapidamente al superamento della situazione di squilibrio e risanamento dell’impresa oppure alla liquidazione, riducendo i tempi delle procedure e migliorando l’efficienza complessiva del sistema concorsuale.

La natura stragiudiziale di questa procedura, oltre a rafforzare le possibilità di risanamento dell’impresa, contribuisce alla realizzazione dell’obiettivo della deflazione del contenzioso e della riduzione dei tempi dei processi, posto che seppure ad essa dovesse seguire l’apertura di una procedura concorsuale, la sua definizione sarebbe più rapida grazie all’attività di mediazione tra gli interessi delle parti già svolta dall’esperto.

Assonime già in altre sedi aveva evidenziato la necessità di intervenire sul sistema di allerta come concepito nella formulazione originaria del Codice.

Sì, ne avevamo segnalati i tratti onerosi e punitivi, distanti dalla filosofia europea degli early warning tools. Il complesso delle nuove norme appare rispondere agli obiettivi cui gli strmenti per l’emersione anticipata della crisi devono necessariamente tendere per garantire l’avvio di soluzioni rapide ed efficienti. Queste misure devono essere comprese e fatte funzionare con il supporto delle professioni (avvocati e commercialisti) e di tutti gli operatori economici. Per un po’ l’attività del legislatore si deve fermare e lasciare che la prassi faccia emergere gli istituti più utili.

Qual è il tuo giudizio, nel complesso, sulla legislazione d’emergenza varata dal Parlamento negli ultimi anni?

Le misure emergenziali sono state fondamentali, non solo come sussidio immediato alle imprese, ma anche perché aprono a una visione di sistema. Con la riforma della riforma, condotta in porto dal Ministro Cartabia con il supporto della Commissione Pagni, si è affermato uno stretto collegamento tra gestione fisiologica e patologica dell’attività d’impresa. Non c’è più una netta separazione tra la fase in cui l’attività procede bene e una fase in cui l’impresa entra in crisi, gli istituti sono pensati per intercettare i primi segnali di crisi ed essere utilizzati per tempo, in virtù di un più pregnante ruolo previsto in tal senso dagli organi della società, amministratori e sindaci. Cambia molto il tipo di monitoraggio sugli aspetti di business e finanziari, il controllo si fa quasi “predittivo”. Se questo cambio di prospettiva viene correttamente attuato, si libereranno tempestivamente risorse che possono alimentare altri mercati, attivando un circolo virtuoso delle risorse economiche, mantenendo la migliore soddisfazione possibile dei diritti creditori. La deflazione del ricorso alla giustizia, con i molti strumenti di composizione e accordo con i creditori. Questa riforma va letta di pari passo con la più ampia riforma sulla Giustizia. Crisi e giustizia sono al centro degli impegni del PNRR che richiede il sostegno di tutti.

Moratorie dei debiti, deroghe alle dichiarazioni d’insolvenza: misure forse necessarie ma hanno rappresentato anche una droga. Ora che si sta tornado alla normalità, con la fine annunciata delle misure d’emergenza, non c’è il rischio di una “crisi di astinenza”?

Gli istituti sono stati pensati anche per gestire un ritorno (si spera) alla normalità.

“Nella crisi dell’impresa i fattori determinanti sono: il fattore tempo e la corretta gestione delle molte soluzioni”

Ripongo grande fiducia nel funzionamento dei meccanismi interni di intercettazione della crisi, per le imprese dove ci sono amministratori e controllori. Per le imprese più piccole sarà determinante l’approccio fiduciario di assistenza all’imprenditore cui sono preposti gli organismi di composizione. Questi aspetti hanno bisogno di essere veicolati nel modo giusto e ci sarà necessità di un’adeguata formazione per chi è componente degli organi societari e per i professionisti. Nel fattore tempo dovrebbero giocare positivamente anche le riforme processuali e dell’ordinamento che sono oggi in campo grazie al PNRR.