La domanda di mutui immobiliari delle famiglie italiane è diminuita del 5,9% nei primi nove mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo il Barometro CRIF, sul risultato ha pesato soprattutto la contrazione delle surroghe, scese del 42,4% nel primo semestre.
Dopo la crescita sostenuta del 2025, il mercato ha quindi registrato un rallentamento. L’andamento mensile ha mostrato una fase negativa nella prima parte dell’anno, con il calo più marcato a marzo (-12,1%). Ad agosto la domanda è tornata a crescere del 7,1%, prima di arretrare dell’1,3% a settembre.
L’importo medio richiesto si è attestato a 153.711 euro, con una flessione contenuta dello 0,6% su base annua.
Per quanto riguarda le fasce di importo, le richieste comprese tra 100.001 e 150.000 euro hanno rappresentato il 30,8% del totale, mentre quelle tra 150.001 e 300.000 euro hanno raggiunto il 31,2%.
I richiedenti tra 25 e 44 anni hanno concentrato il 62,4% delle domande. Sul fronte delle durate, il 51,2% dei mutui richiesti prevede un piano di rimborso superiore ai 25 anni: il 43,8% si colloca tra 25 e 30 anni, mentre il 7,4% supera i 30 anni. La scelta di scadenze più lunghe consente alle famiglie di contenere l’importo delle rate mensili.
«Dopo il forte dinamismo registrato nel 2025, il mercato dei mutui mostra nel 2026 segnali di rallentamento della domanda», ha spiegato Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. Secondo Capecchi, le famiglie continuano a essere interessate all’acquisto della casa, ma si muovono con maggiore prudenza in un quadro economico incerto e alla luce delle aspettative sui tassi d’interesse. Sul confronto annuo incide anche il ridimensionamento delle surroghe, che negli anni precedenti avevano sostenuto il mercato.
Quanto alla tipologia di finanziamento, il tasso fisso continua a essere la scelta prevalente, mentre quello variabile registra una crescita marginale.
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