Nel primo trimestre dell’anno la domanda di nuovi mutui e surroghe ha registrato un calo del 12,4%, segnalando un raffreddamento dopo la fase espansiva del 2025. Il dato si è inserito in un contesto di maggiore incertezza macroeconomica e di progressiva prudenza da parte delle famiglie, più caute nel prendere impegni finanziari di lungo periodo.
Il ciclo immobiliare ha mostrato segnali di rallentamento già nella parte finale del 2025, quando la crescita delle compravendite residenziali si era fermata a un +0,5% dopo i livelli più sostenuti dei trimestri precedenti. Nonostante questo, la quota di transazioni supportate da mutuo è rimasta elevata, pari al 44,9%, confermando il ruolo centrale del credito bancario nel mercato abitativo.
Sul canale online si è consolidata la prevalenza delle richieste legate all’acquisto casa, arrivate al 74% del totale tra prima e seconda abitazione. Parallelamente, le surroghe hanno perso peso in modo significativo, scendendo al 20% delle domande nel primo trimestre 2026 contro il 38% dello stesso periodo del 2025. La riduzione è stata ricondotta alla minore convenienza delle operazioni di sostituzione, complice la compressione dei benefici di tasso.
Il quadro dei tassi ha continuato a influenzare le scelte delle famiglie. Il tasso fisso è rimasto dominante, con l’86% delle richieste online, pur in lieve ridimensionamento rispetto ai trimestri precedenti. La preferenza ha riflesso sia l’avversione al rischio di volatilità sia le condizioni offerte dal sistema bancario, che ha mantenuto spread più competitivi sulle soluzioni a tasso fisso.
Sul fronte dei parametri di mercato, l’Euribor a tre mesi si è attestato al 2,19% a fine aprile, mentre l’IRS a 20 anni è salito al 3,28%, in aumento rispetto all’anno precedente. In questo contesto, il vantaggio del variabile è apparso ancora temporaneamente presente, ma con prospettive di progressivo riassorbimento nel corso dei trimestri successivi.
Nel segmento delle condizioni commerciali, gli spread migliori si sono mantenuti attorno allo 0,3% per il variabile, mentre il fisso ha mostrato una contrazione fino a livelli prossimi ai minimi storici. Le simulazioni hanno evidenziato differenziali di rata ancora favorevoli al variabile nel breve periodo, ma destinati a ridursi con l’evoluzione attesa dei tassi.
Le analisi hanno confermato anche la struttura della domanda: importi medi erogati pari a 139.069 euro e durata oltre i 25 anni per quasi la metà delle operazioni. La fascia tra 100.000 e 149.999 euro è rimasta la più rappresentativa, con circa un terzo delle erogazioni complessive.
Secondo Stefano Magnolfi, Executive Director di CRIF Real Estate Services, il mercato immobiliare ha attraversato nel 2025 una fase di progressivo indebolimento dopo l’avvio positivo, con il rallentamento delle compravendite legato alla stabilizzazione dei tassi e al contesto macroeconomico. Magnolfi ha osservato che «la stabilizzazione dei tassi di interesse ha inciso sul rallentamento del mercato, determinando una frenata degli scambi», aggiungendo che le prospettive per il 2026 restano improntate alla cautela.
Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/


