HomeDal Mondo degli NPEBanchePagamenti digitali, raddoppiano le operazioni in quattro anni

Pagamenti digitali, raddoppiano le operazioni in quattro anni

Le transazioni elettroniche continuano a crescere, trainate dalle carte di debito e dai bonifici istantanei. Il contante resta sotto i livelli pre-pandemia, mentre le banche mantengono un’esposizione limitata alle nuove attività digitali

Le carte di debito dominano i pagamenti nei negozi e i bonifici istantanei guadagnano spazio, mentre il contante conserva un ruolo stabile ma ridimensionato rispetto al periodo precedente alla pandemia. È il quadro che emerge dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia, ripreso da MF-Milano Finanza, secondo cui tra il 2022 e giugno 2026 le operazioni effettuate con strumenti diversi dal contante sono raddoppiate.

Nel secondo trimestre del 2026, le carte di debito hanno rappresentato il 71,9% delle transazioni ai Pos. Le carte prepagate si sono fermate al 17,1%, mentre quelle di credito hanno raggiunto l’11%. La prevalenza delle carte di debito riflette il ricorso a strumenti che utilizzano direttamente le somme disponibili sul conto corrente.

Crescono anche i bonifici istantanei, favoriti dalla maggiore accessibilità del servizio e dalle iniziative normative europee che ne hanno sostenuto la diffusione. Il loro peso sul totale delle operazioni rimane comunque contenuto.

Il contante, dopo la contrazione registrata durante la pandemia, non ha recuperato i livelli precedenti. I prelievi annui sono passati da circa 1,4 a 1,1 miliardi di operazioni e, negli anni successivi, i volumi si sono mantenuti sostanzialmente stabili.

Nel primo semestre del 2026, oltre l’88% dei prelievi è avvenuto tramite ATM. Il ritiro presso supermercati, tabaccherie e altri esercizi commerciali è rimasto marginale, con una quota dello 0,3% nel 2025. Più cauti gli istituti di credito nei confronti delle nuove attività finanziarie digitali.

Nell’indagine sul credito bancario relativa al terzo trimestre, la Banca d’Italia ha inserito una domanda specifica sull’esposizione a criptoattività non garantite, attività tokenizzate e stablecoin. La maggior parte degli intermediari ha dichiarato di non avere esposizioni verso questi strumenti, a conferma di un approccio ancora prudente rispetto a un comparto in evoluzione.

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