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PMI europee e finanziamenti, la ricerca Qonto: metà degli imprenditori rinuncia allo stipendio per sostenere l’attività

In Europa il sacrificio personale sostituisce spesso il credito, mentre l’Italia mostra maggiore apertura agli strumenti finanziari ma resta forte la percezione del debito come rischio

In Europa quasi un imprenditore su due rinuncia a pagarsi lo stipendio per fronteggiare tensioni di liquidità, senza tuttavia ricorrere con la stessa intensità a strumenti di finanziamento per sostenere l’attività aziendale. È quanto emerge da una ricerca condotta da Qonto (piattaforma europea di gestione finanziaria per PMI e professionisti) insieme ad Appinio sulle microimprese e i lavoratori autonomi in Francia, Germania, Italia e Spagna, che evidenzia un utilizzo ancora limitato del credito nonostante le difficoltà di cassa diffuse.

Lo studio, realizzato su un campione di 1.659 imprenditori, mostra come il 46% delle imprese europee abbia ridotto o sospeso il proprio stipendio nell’ultimo anno, una quota che sale al 71% tra le realtà nei primi mesi di attività. A fronte di queste dinamiche, il 45% degli intervistati non ha mai richiesto finanziamenti e, tra questi, oltre la metà dichiara di non averne bisogno. Resta rilevante il dato culturale: il 36% considera il debito un segnale di cattiva gestione finanziaria, mentre il 77% rivendica l’orgoglio di una gestione completamente autonoma dell’impresa.

Il quadro italiano presenta alcune specificità: la riduzione o sospensione dello stipendio riguarda il 40% degli imprenditori, valore più basso in Europa. Parallelamente, il mercato risulta tra i più attivi nell’utilizzo di strumenti di credito, con una diffusione pari al 56%. Solo il 21% delle imprese segnala di aver perso opportunità di business per mancanza di accesso ai finanziamenti, mentre il 65% di chi non ricorre al credito afferma di non averne necessità.

A livello europeo emerge una contraddizione diffusa: la gestione della liquidità è una delle principali criticità per il 46% delle imprese, ma il ricorso a capitale esterno resta limitato anche in presenza di fabbisogni, per timori legati al controllo dell’azienda o al costo del debito. Il 33% teme infatti di perdere autonomia decisionale, mentre il 35% non apprezza l’idea di indebitarsi. Ne derivano effetti concreti sulla crescita: il 28% dichiara di aver perso opportunità di sviluppo per mancanza di finanziamenti e il 37% di non poter espandere l’attività per vincoli di risorse, a fronte di un 57% che non ricorre al credito perché ritiene di non averne bisogno.

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