Prosegue l’ondata di riscatti nel mondo del private credit Usa. KKR, uno dei colossi del private equity, ha limitato i prelievi al 5% del suo fondo K-ABF, dopo che il fondo ha registrato richieste di rimborso pari a circa il 7,2%. Le cifre non sono rilevanti: KKR ha comunicato agli investitori che K-ABF ha ricevuto richieste di rimborso per circa 38,4 milioni di dollari, pari al 7,22% del valore patrimoniale netto complessivo del fondo, pari a 532,5 milioni di dollari. Le richieste saranno soddisfatte in proporzione al limite del 5%, il che significa che ogni investitore – allo stato attuale – riceverà circa il 69% della propria quota di capitale richiesto. La società ha aggiunto che la decisione è stata motivata dalla «volontà di preservare l’integrità della struttura del portafoglio».
Le richieste di rimborso dal fondo di KKR hanno fatto seguito a un cambio di strategia del gestore, che nel giugno dello scorso anno ha deciso di passare da un approccio incentrato sulla traded leveraged finance (finanziamento ad aziende con un elevato livello di indebitamento) a una strategia meno speculativa che punta invece all’asset-based investing, focalizzata sull’acquisizione di asset tangibili o intangibili che possiedono un valore intrinseco, capaci di generare rendimenti nel tempo. È da notare – lo ha fatto Citywire – che dall’annuncio della conversione, avvenuto nel giugno 2025, il fondo ha registrato un aumento delle richieste di rimborso, con un riacquisto del 16,77% nel terzo trimestre e dell’8,08% nel quarto trimestre. Di conseguenza, le richieste di rimborso sono diminuite in questo trimestre rispetto ai due precedenti.
Inoltre, va osservato che le richieste di K-ABF – ha sottolineato il Wall Street Journal – sono state inferiori a quelle di alcuni dei suoi concorrenti più grandi. Il fondo di punta di Carlyle Group, ad esempio, la scorsa settimana ha ricevuto richieste di riacquisto per circa il 15,7% delle azioni in circolazione, superando il limite di rimborso stabilito dal gestore patrimoniale. Anche i fondi gestiti da Ares Management, Apollo Global Management e Blue Owl Capital hanno ricevuto richieste di rimborso da parte degli azionisti in percentuale a due cifre rispetto al loro NAV.
Ciò che sta avvenendo, in sostanza, è che il mercato sta superando una view indistinta sul mondo del private credit, abituandosi a discriminare con più attenzione le diverse strategie degli operatori. «Gli investimenti basati sulla finanza patrimoniale a nostro avviso consentono a KKR di sfruttare la sua posizione di mercato significativa e l’ampiezza delle fonti di finanziamento per accedere a opportunità differenziate e di alta qualità», hanno scritto i dirigenti del fondo in una lettera agli azionisti.
Una conferma viene anche dalla decisione di Moody’s, che nei giorni scorsi ha rivisto al ribasso, da stabile a negativo, l’outlook per il settore delle BDC, le business development companies che investono nel private credit, a causa dell’aumento delle pressioni sui rimborsi. Però ha fatto un distinguo, facendo presente che le strategie di asset-based investing sono «ancorate a comportamenti diversi dei mutuatari, pool di garanzie e flussi di cassa contrattuali». È un settore «meno esposto alla pressione quotidiana dei rimborsi e alle dinamiche dei flussi di fondi globali, consentendo ai fondamentali di affermarsi nel tempo».
C’è infine chi sta andando controcorrente, vedendo opportunità nella situazione di difficoltà presente. È il caso di Pimco, tra i maggiori investitori obbligazionari al mondo, che – ha riferito Bloomberg – ha acquistato tutte le obbligazioni per un valore di 400 milioni di dollari emesse da un fondo di credito privato di Blue Owl Capital.
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