Rischio di credito delle imprese: che effetti avrebbe un’eventuale carbon tax? Bankitalia studia l’impatto di shock energetici e climatici

Un’indagine rivela che la tassa avrebbe effetti contenuti, lievemente maggiori per il settore dell’agricoltura e dei servizi

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L'edificio Bankitalia di via delle Quattro Fontane a Roma, del tutto ristrutturato per ospitare oltre 500 dipendenti del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria

Banca d’Italia analizza l’impatto di eventuali shock energetici e climatici sul rischio di credito delle aziende italiane nell’ultimo numero della sua collana “Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento”. Il lavoro applica una nuova metodologia per stimare gli effetti di un aumento della spesa energetica sul rischio di credito, misurato dalla probabilità di insolvenza a 12 mesi (PD, ovvero Probability Default). L’indagine, a cura di Stefano Di Virgilio, Ivan Faiella, Alessandro Mistretta e Simone Narizzano, ipotizza l’introduzione di differenti livelli di carbon tax.

Quindi procede allo stress dei prezzi energetici per poi ristimare la domanda di energia delle imprese e infine valutare gli effetti sulla PD delle imprese attraverso il ricalcolo del bilancio aziendale. La flessibilità dell’approccio – si legge nel report – che include l’analisi delle emissioni scope 2, consente di valutare in dettaglio il canale di trasmissione degli shock energetici e la contestuale esposizione delle imprese.

I risultati mostrano che l’introduzione della tassa avrebbe effetti mediamente contenuti sul rischio di credito: una carbon tax di EUR 40, EUR 90 e EUR 140 per tonnellata di CO2 aumenterebbe la Probability Default media rispettivamente di 0,6, 2,3 e 4,1 punti base. L’effetto è lievemente maggiore per il settore dell’agricoltura e dei servizi mentre non si rilevano effetti chiari considerando la dimensione aziendale.

Il rapporto tra cambiamenti climatici e rischio di insolvenza

“In futuro, la gestione del rischio di credito legato al clima – sottolineano i ricercatori – sarà sempre più un elemento chiave per le banche di successo, poiché consentirà loro di valutare l’impatto del clima sulla capacità dei mutuatari di rimborsare i propri prestiti. La stima di questi rischi, tuttavia, è un compito impegnativo perché gli impatti delle future manifestazioni climatiche saranno altamente incerti, non lineari e in gran parte endogeni” (Monasterolo, 2020).

Istituzioni pubbliche e private, banche centrali e autorità di vigilanza stanno promuovendo sforzi congiunti per valutare le possibili implicazioni delle politiche climatiche sull’economia e sul settore finanziario. Al termine del 2017 la crescente consapevolezza su questi temi ha portato alla creazione del Network for Greening the Financial System (NGFS), una rete globale di banche centrali e autorità di vigilanza che promuove la condivisione di esperienze e best practice riguardanti la gestione dei rischi ambientali rischi nel settore finanziario, con particolare attenzione ai rischi climatici.