Le società di rating iniziano a stimare gli effetti della guerra all’Iran e dell’impennata dei prezzi del petrolio sulla probabilità di fallimenti aziendali. Scope Ratings — ha riferito Il Sole 24 Ore — ha condotto una sorta di stress test sulle capacità di resistenza delle aziende europee allo shock petrolifero.
Ed ecco i risultati della simulazione. Con il prezzo del petrolio sui livelli attuali (intorno a 90 dollari al barile) non ci dovrebbero essere particolari effetti per le imprese. Ma se il greggio dovesse arrivare a costare 130 dollari al barile — nei giorni scorsi ha sfiorato i 120 dollari — e restare su quei livelli per un anno, allora la probabilità di default crescerebbe «in maniera significativa», soprattutto nei settori più esposti agli idrocarburi: metalli e chimica, ma anche elettronica, agricoltura e alimentare.
Il 30% delle aziende del settore metalli registrerebbe un «aumento drammatico» della probabilità di default, così come il 23% delle imprese del settore chimico. Se poi si concretizzasse la minaccia iraniana di spingere il costo del barile a 200 dollari, l’impatto sarebbe ancora più pesante. L’impatto non sarebbe comunque uniforme in tutto il continente. A farne le spese, a giudizio di Scope Ratings, sarebbero soprattutto i Paesi dell’Est e del Sud Europa, con conseguenze maggiori — ovviamente — per le imprese con rating creditizi più deboli.
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