Vi sono ancora due nodi da sciogliere per dare seguito al salvataggio di Banca Progetto. Lo scrive Il Sole 24 Ore alla vigilia della settimana decisiva per il dissestato istituto di credito, attualmente commissariato. Per il 27 marzo è in calendario l’assemblea dei soci, che sarà chiamata a deliberare l’aumento di capitale da 750 milioni, necessario per ricostituire la dotazione finanziaria dell’istituto.
A quel primo passo seguirà il trasferimento del portafoglio dei crediti in bonis e di quelli deteriorati, coinvolgendo il gruppo di banche scelte per il salvataggio (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, BPER Banca e Monte dei Paschi di Siena), il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e AMCO, la società di credit management che fa capo al MEF.
Il primo problema segnalato dal giornale riguarda il profilo penale della vicenda, dopo che i magistrati di Brescia sono entrati nel caso disponendo sequestri di asset di Banca Progetto per quella che ritengono una truffa aggravata: crediti facili accordati dalla banca (anche a soggetti vicini alla ’ndrangheta), garantiti dal Mediocredito Centrale (MCC).
Le contestazioni della Procura e il rischio penale, in particolare sul fronte della responsabilità ex 231, per la normativa italiana – ha sottolineato il Sole, ricordando la recente audizione parlamentare del procuratore aggiunto di Milano, Roberto Pellicano – «possono seguire la banca anche dopo il cambio di controllo». Da qui la reazione delle banche «cavalieri bianchi», che nelle scorse settimane hanno formalizzato una richiesta di chiarimenti ai commissari.
«Il tema, oltre che di forma, è di sostanza – fa presente il giornale –. Le banche acquirenti, con i loro rappresentanti chiamati al capezzale di Banca Progetto per evitarne l’insolvenza, non intendono esporsi a responsabilità per fatti pregressi e legati alla precedente gestione. Per questo prende sempre più corpo l’ipotesi di una sorta di ‘patteggiamento’ da parte dei Commissari per cristallizzare le contestazioni. Il percorso prevede un accordo preliminare con i PM, la formalizzazione della proposta e l’omologazione successiva da parte del giudice. Ci vorrà tempo perché tutto ciò veda la luce, ma in settimana si dovrebbe quanto meno capire l’approccio della Procura».
Per il Fondo interbancario, chiamato a ricapitalizzare, c’è d’altra parte un costo, conseguenza indiretta dei sequestri, che dovrebbe attestarsi su 20-30 milioni, un onere comunque sostenibile considerata l’entità della ricapitalizzazione (750 milioni).
Il secondo nodo riguarda il capitolo delle garanzie. Accanto alla ricapitalizzazione, si sta definendo il perimetro del cuscinetto messo a disposizione dal FITD per coprire eventuali perdite inattese future riguardanti le passività della banca.
Si tratta di garanzie che riguardano crediti erogati a vario titolo, anche già oggetto di liquidazione da parte di MCC. Così facendo, le banche acquirenti puntano a tutelarsi da rischi futuri oggi non pienamente visibili ma neppure escludibili, alla luce delle criticità emerse nelle modalità di erogazione del credito da parte di Progetto negli anni passati.
Le garanzie aggiuntive non comportano esborsi immediati per il FITD ma si aggiungono al pacchetto già delineato, che prevede un’esposizione complessiva, ad oggi – in termini di fair value – stimata tra 503 e 586 milioni sui crediti non performing oggetto di de-risking.
Il meccanismo si attiverebbe in caso di recuperi inferiori alle attese o qualora non risultassero escutibili le garanzie pubbliche rilasciate da Mediocredito Centrale e SACE. Un tema, quest’ultimo, diventato d’attualità dopo che la GdF ha disposto sequestri per 21 milioni (su un valore complessivo di 411 milioni) su operazioni ritenute potenzialmente irregolari e che rischiano di non poter beneficiare della garanzia pubblica all’80%.
A bilanciare questo impegno per il FITD, tuttavia, ci sono meccanismi di earn-out (pagamenti differiti) in caso di recuperi futuri superiori alle attese, cessioni della quota nella holding, oltre alle DTA (crediti per imposte anticipate) e sovraperformance reddituali.
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