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Private equity, crescono i timori sulle valutazioni: SEC sotto pressione mentre aumentano gli sconti sul mercato secondario

Negli Stati Uniti torna sotto osservazione la tenuta delle valutazioni nel private equity, in un contesto in cui investitori e analisti sollevano dubbi sempre più espliciti sulla reale coerenza tra i valori dichiarati dai fondi e i prezzi effettivi di mercato. È quanto emerge da un’analisi pubblicata dal Wall Street Journal, che evidenzia un crescente scetticismo sulla capacità del settore di rappresentare correttamente il valore delle partecipazioni in portafoglio.

Una parte rilevante del dibattito riguarda il divario tra le stime dei fondi e le valutazioni implicite nel mercato secondario, dove le quote vengono spesso scambiate con sconti significativi rispetto al net asset value. Lo scorso anno, per la prima volta nel ciclo recente del settore, le exit delle partecipazioni sono avvenute mediamente al di sotto delle valutazioni contabili, segnale che alimenta ulteriori interrogativi sulla sostenibilità delle stime dichiarate. A febbraio un alto dirigente del colosso dei fondi di private equity Apollo Global Management – è scritto nell’articolo del WSJ – ha riassunto il sentimento del mercato affermando agli investitori: «Credo letteralmente che tutte le valutazioni siano sbagliate», riferendosi alle valutazioni delle aziende di software sostenute da fondi di private equity. John Zito, co-presidente della divisione di gestione patrimoniale di Apollo, ha dichiarato che i prestiti concessi a tali società potrebbero recuperare solo dai 20 ai 40 centesimi per dollaro.

La questione si riflette anche sul private credit, dove il timore di asset sopravvalutati sta spingendo alcuni investitori a ridurre l’esposizione, in particolare verso il comparto software. Le difficoltà nelle operazioni di uscita dal capitale sono aggravate da aspettative di prezzo considerate eccessivamente ottimistiche rispetto alle condizioni reali di mercato.

Sul fronte regolamentare, la Securities and Exchange Commission sta intensificando i controlli sulle pratiche di valutazione, con sanzioni e nuove iniziative investigative rivolte anche alle società di revisione. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la trasparenza e ridurre le distorsioni informative, ma permangono dubbi sulla reale capacità operativa dell’agenzia, anche a causa della riduzione del personale negli ultimi mesi.

Secondo alcune fonti interne al settore, la complessità tecnica delle valutazioni nel private equity rende difficile accertare eventuali irregolarità, soprattutto in un contesto di risorse limitate. Allo stesso tempo, la possibile apertura del settore a una platea più ampia di investitori, inclusi i risparmi previdenziali, aumenta la pressione per standard valutativi più rigorosi.

Un ulteriore elemento di tensione riguarda la diffusione dei cosiddetti fondi semiliquidi, che richiedono valutazioni più frequenti e possono generare incentivi a mantenere artificialmente elevati i valori per ragioni legate alla struttura delle commissioni. In parallelo, il mercato secondario segnala un ampliamento degli sconti rispetto al NAV (Net Asset Value), con livelli che hanno raggiunto quasi il 14% nell’ultimo anno.

Il contesto complessivo riflette una fase in cui la fiducia nelle valutazioni del private equity appare meno solida rispetto al passato, mentre la distanza tra prezzi teorici e valori realizzati si riduce progressivamente. Una dinamica che, secondo diversi operatori, potrebbe diventare centrale nel ridisegno degli equilibri del settore nei prossimi anni.

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