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Crisi d’impresa, cresce il ricorso alla composizione negoziata

Nel 2025 è accelerato il ricorso alla composizione negoziata della crisi, con un incremento che segnala un cambio di approccio nella gestione anticipata delle difficoltà aziendali.

Le istanze depositate sono aumentate del 69% a livello nazionale e del 55% in Lombardia, che da sola concentra quasi un quarto delle domande complessive. Un dato che, letto insieme alla crescita degli esiti positivi, suggerisce un utilizzo più consapevole dello strumento anche in ottica di contenimento dei flussi di crediti deteriorati.

Il quadro – spiega una nota della Camera Arbitrale di Milano – mostra un sistema che si muove prima del default. In Lombardia, il numero delle imprese risanate è cresciuto del 74% su base annua, mentre in Italia l’aumento sfiora il 95%. Il tasso di successo si è attestato al 24,3% nella regione, sopra la media nazionale. In termini di impatto, c’è da considerare anche l’occupazione: oltre 2.500 posti di lavoro salvaguardati sul territorio lombardo, più di 14 mila a livello Paese.

Per quanto riguarda la distribuzione settoriale, la manifattura guida con oltre il 30% delle istanze, seguita da commercio e costruzioni. Si tratta di comparti storicamente esposti a ciclicità e pressione finanziaria, dove la tempestività degli interventi può fare la differenza tra ristrutturazione e deterioramento del credito. Non a caso, l’86-87% delle domande ha incluso misure protettive, segnale di una gestione attiva delle relazioni con i creditori.

Dal lato dimensionale, emergono soprattutto micro e piccole imprese, che rappresentano oltre l’85% delle istanze. Una platea tipicamente più vulnerabile agli shock di liquidità e meno strutturata sul piano finanziario, ma che mostra una crescente propensione a utilizzare strumenti di composizione preventiva. Sul piano territoriale, Milano si conferma hub principale, concentrando oltre la metà delle istanze regionali.

Resta centrale il ruolo dell’esperto negoziatore, figura chiamata a facilitare il dialogo tra impresa e creditori in una fase ancora reversibile della crisi. Il sistema conta oltre 4.600 esperti a livello nazionale, con una forte presenza lombarda. Qui prevalgono commercialisti, seguiti da avvocati, a riflettere la natura tecnico-giuridica delle trattative.

Nel complesso, la composizione negoziata si sta consolidando come strumento di early warning e gestione attiva del rischio, con implicazioni dirette anche per il mercato degli NPL. Intervenire prima significa ridurre la probabilità di ingresso in default e, di conseguenza, contenere la formazione di nuovi stock deteriorati. In questo contesto – ha osservato Rinaldo Sali, vicedirettore generale della Camera Arbitrale di Milano – «la composizione negoziata rappresenta una leva concreta per le imprese in difficoltà: uno strumento che consente di prevenire il default e di salvaguardare, per quanto possibile, la continuità aziendale». Una dinamica che sta ridefinendo il perimetro della gestione della crisi nel tessuto produttivo italiano.

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