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NPL, Bankitalia e MEF: il credito deteriorato non è più un’emergenza ma resta un osservato speciale

Giovan Battista Sala e Stefano Cappiello: flussi e stock in calo, sistema più maturo e diversificato. Centrale il presidio del rischio e l’equilibrio tra creditori e debitori

La gestione dei crediti deteriorati in Italia è uscita dalla fase emergenziale che aveva caratterizzato gli anni successivi alla crisi finanziaria, ma il presidio del rischio di credito continua a rappresentare una priorità per banche, investitori e autorità. È il messaggio emerso dal Credit Management Summit del Sole 24 Ore, dove rappresentanti di Banca d’Italia e Ministero dell’Economia hanno tracciato un quadro complessivamente positivo del mercato, pur richiamando l’attenzione sui rischi che potrebbero derivare da uno scenario economico e geopolitico ancora incerto.

Giovan Battista Sala, vice capo del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, ha sottolineato che il sistema bancario italiano sta beneficiando di un progressivo miglioramento della qualità del credito. Nel 2025 il flusso di nuovi crediti deteriorati è diminuito rispetto all’anno precedente e anche gli stock complessivi hanno proseguito il loro percorso di riduzione, confermando la normalizzazione avviata negli ultimi anni.

«La gestione degli Npl non è più emergenziale: rimane un elemento strategico e punto di creazione di valore. Dopodiché dobbiamo stare molto attenti e avere tutte le munizioni pronte all’uso per far fronte a un possibile incremento degli Npl», ha affermato Sala, che è anche intervenuto sul tema del calendar provisioning che preoccupa parecchio le challenger bank alle prese con ammontari di crediti deteriorati ancora consistenti. La regola che impone un’automatica svalutazione dei crediti distressed secondo un timing predefinito è stata estesa dalla BCE anche alle banche di minori dimensioni, sia pure dopo un periodo di grazia che si concluderà nel 2028.

L’approccio della Banca d’Italia sarà «graduale». Via Nazionale riconosce la difficoltà, comune anche ad altre banche europee di minori dimensioni, di smaltire stock di crediti deteriorati particolarmente vecchi e con livelli di copertura mediamente inferiori rispetto agli intermediari maggiori. Da qui la raccolta di dati per calibrare l’intervento, con possibili phase-in ed esenzioni.

Una valutazione sostanzialmente positiva sul contesto che sta caratterizzando l’industria dei crediti deteriorati è arrivata anche da Stefano Cappiello, capo della Direzione Regolamentazione e Vigilanza del Sistema Finanziario del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Secondo il dirigente del MEF, l’Italia può oggi contare su un mercato saldo, liquido, organizzato, strutturato e credibile, sostenuto da una base di investitori istituzionali ampia e diversificata e da un ecosistema che nel tempo si è evoluto ben oltre il tradizionale modello bancocentrico.

«Possiamo fare affidamento su volumi di transazioni ormai stabili. Non è più un sistema bancocentrico in cui le banche sono semplicemente cedenti di crediti, ma è un ecosistema in cui abbiamo le banche, i fondi, i servicer, gli advisor e le piattaforme tecnologiche», ha spiegato Cappiello. Per il rappresentante del MEF, la gestione degli NPL è ormai entrata stabilmente nel ciclo ordinario del credito. «Non è più un elemento emergenziale, una debolezza sistemica, ma è diventata una parte integrante del ciclo del credito», ha sottolineato.

Resta però centrale il tema dell’equilibrio tra la tutela dei creditori e quella dei debitori. In questo contesto, secondo Cappiello, assumono un ruolo crescente i servizi di consulenza sul debito, che possono aiutare famiglie e imprese a comprendere meglio l’evoluzione delle proprie posizioni e a individuare soluzioni sostenibili. «Bisogna sempre pensare che l’NPL è un asset finanziario, ma dietro c’è una famiglia, c’è un’impresa e quindi questo va tenuto presente», ha concluso.

Sullo sfondo resta il nodo dell’adattamento alle regole. Intervenendo al convegno de Il Sole 24 Ore, Marco Rossi, fondatore Rossi Rossi & Partners e Presidente Alma Iura, ha sottolineato che «il settore ha fatto moltissimi passi in avanti e forse per chiudere il cerchio manca solo un po’ più di velocità nel recepire i feedback della giurisprudenza».

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