HomeDal Mondo degli NPEImpresePrivate markets, capitali in crescita ma investitori più selettivi

Private markets, capitali in crescita ma investitori più selettivi

Nel primo semestre 2026 la raccolta resta sostenuta, ma le risorse si concentrano su operazioni, strategie e settori considerati più solidi

I private markets hanno continuato ad attrarre capitali nel primo semestre 2026, ma con una maggiore selettività nelle scelte di gestori, strategie e settori. La tendenza accomuna private equity, private credit e infrastrutture, pur con andamenti differenti.

Nel private equity, nel secondo trimestre sono stati raccolti 191 miliardi di dollari e quasi la metà del capitale è confluita nei dieci maggiori round di fundraising. Secondo KPMG, nel primo semestre il valore dei deal globali ha raggiunto 1.000 miliardi di dollari su 9.294 operazioni. Su base mobile a dodici mesi, i deal sono scesi a 20.105 per un controvalore di 2.300 miliardi: meno operazioni, dunque, ma di dimensione mediamente maggiore.

Il private credit ha raccolto oltre 200 miliardi di dollari nei primi sei mesi, più del 30% rispetto allo stesso periodo del 2025. Quasi il 60% del fundraising si è indirizzato verso strategie senior debt. Secondo Pemberton Asset Management, nel direct lending europeo il leverage medio è inoltre sceso a circa 4,5 volte, dal picco di 5 volte raggiunto a metà 2025.

Più debole la raccolta nelle infrastrutture, con poco più di 40 miliardi di dollari da inizio anno. La domanda resta però sostenuta nei comparti dell’energia, delle rinnovabili e delle infrastrutture legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Oltre metà dei deal infrastrutturali del secondo trimestre ha riguardato le rinnovabili, mentre HarbourVest Partners stima in circa 23.000 miliardi di dollari gli investimenti necessari nelle infrastrutture energetiche globali entro il 2040.

Sul fronte dei ritorni, nel private equity le exit hanno raggiunto 206 miliardi di dollari nel secondo trimestre, nonostante il calo del numero delle dismissioni. Nel private credit gli spread sulle nuove operazioni di direct lending si sono attestati a 500-625 punti base, con una quota di prestiti in sofferenza inferiore al 2%. L’Infra300 Equity Index, riferimento per le infrastrutture non quotate, ha invece guadagnato il 3,76% da inizio 2026. I dati confermano così una disponibilità di capitale ancora elevata, accompagnata da criteri più selettivi nella sua allocazione.

Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/

ARTICOLI CORRELATI

ALTRO DALLA CATEGORIA