Le piccole e medie imprese italiane continuano a essere esposte ai rischi fisici connessi al cambiamento climatico. È quanto emerge dall’ESG Outlook 2026 di CRIF, che ha analizzato 315.000 PMI e oltre 600 grandi aziende attraverso i dati del Data Lake ESG aggiornati a dicembre 2025, spiega Teleborsa. Secondo l’analisi, il 36,6% delle PMI rientra nelle classi di rischio Alto e Molto Alto, rispettivamente il 30% e il 6,6% del totale, un valore in lieve aumento rispetto al 36,3% registrato nel 2024. La classe di rischio Medio resta comunque la più rappresentata, con il 39,5% delle imprese.
L’impatto riguarda anche il credito: il 34,3% dei finanziamenti concessi alle PMI è associato ad aziende con livelli di rischio fisico elevati, contro il 33,4% dell’anno precedente. Un dato che rende sempre più rilevante il monitoraggio dell’esposizione climatica nei processi di valutazione del rischio creditizio.
Tra i rischi più diffusi figurano caldo estremo e ondate di calore, mentre alluvioni e frane mostrano gli incrementi più rilevanti rispetto al 2024. Il terremoto resta il principale fattore nelle classi di rischio più elevate.
A livello territoriale, Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna presentano i maggiori livelli di esposizione, mentre Piemonte, Molise, Lombardia e Toscana risultano tra le regioni meno interessate. Per CRIF, l’integrazione dei fattori ambientali nei modelli di valutazione del rischio è sempre più rilevante per la gestione del credito e la sostenibilità finanziaria delle imprese.
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