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Family office globali: riallocazione degli asset verso emergenti e alternativi, cala la fiducia nel dollaro

Spostamenti strategici nei portafogli dei grandi patrimoni privati tra diversificazione geografica, infrastrutture e centralità dell’intelligenza artificiale.

Dal Global Family Office Report 2025 di UBS è emerso un cambiamento di fase nelle strategie di allocazione dei grandi patrimoni privati. Per la prima volta, il 60% dei family office globali ha indicato l’intenzione di modificare la struttura degli investimenti nei dodici mesi successivi, su un campione di 307 operatori con un patrimonio medio di 2,7 miliardi di dollari.

Nel periodo considerato, la componente dei mercati sviluppati è rimasta predominante nei portafogli, ma si è osservato un progressivo spostamento verso azioni dei mercati emergenti e investimenti alternativi, in particolare infrastrutture.

Contestualmente, si è ridotta l’esposizione al real estate, in un quadro di ribilanciamento guidato da logiche di diversificazione più che da scelte tattiche di breve periodo. Il contesto macroeconomico ha inciso in modo rilevante sulle decisioni: i conflitti geopolitici sono stati indicati come principale fattore di rischio, insieme alle preoccupazioni sul debito globale. In questo scenario, la gestione del rischio ha assunto un ruolo più esplicito nelle scelte allocative.

«Molti hanno valutato una riduzione dell’esposizione al dollaro statunitense o una diversificazione regionale, pur mantenendo gli asset nordamericani come quota principale dei portafogli», ha commentato Benjamin Cavalli, Head of Strategic Clients & Global Connectivity di UBS Global Wealth Management.

Il report ha evidenziato inoltre che il 65% dei family office ha espresso un indebolimento della fiducia nello status del dollaro come valuta di riserva. Ne è derivata una maggiore apertura verso strutture multi-valutarie, con euro e franco svizzero tra le alternative più considerate.

Sul piano geografico, il Nord America ha mantenuto il peso principale, ma si è rafforzata l’intenzione di aumentare l’esposizione verso Asia-Pacifico, Grande Cina ed Europa occidentale.

L’intelligenza artificiale si è confermata come tema dominante nelle scelte di investimento. Circa il 65% dei family office ha già allocato capitali lungo l’intera catena del valore, dalle infrastrutture data center ai semiconduttori fino alle piattaforme software.

Nonostante le valutazioni elevate abbiano sollevato cautela, l’approccio è rimasto orientato alla continuità, con un bilanciamento tra crescita attesa e gestione del rischio.

«L’intelligenza artificiale ha continuato a rappresentare il tema di investimento determinante del decennio», ha osservato Yves-Alain Sommerhalder, sottolineando come l’approccio dei family office si sia orientato verso selettività e copertura lungo tutta la filiera tecnologica.

Sul piano settoriale, il 37% dei portafogli è risultato esposto a energia e risorse, mentre un ulteriore 37% è stato allocato in infrastrutture. La sanità basata su applicazioni di intelligenza artificiale ha raggiunto il 33%, in un quadro di progressiva integrazione dell’AI nei modelli economici.

Le criptovalute, invece, sono rimaste marginali: solo il 24% dei family office ha investito in asset digitali, sebbene una quota significativa abbia iniziato a considerarli parte dell’asset allocation strategica.

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