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Fondo prevenzione usura MEF, riforma 2026 operativa: ampliato l’accesso al credito per famiglie e PMI fragili

Nuove regole per Confidi e intermediari, rafforzato il monitoraggio e semplificate le procedure operative

Dal 15 giugno 2026 è entrata in operatività la riforma del Fondo per la prevenzione dell’usura gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, definita dal decreto ministeriale del 27 febbraio 2026 in attuazione della Legge di Bilancio 2025. L’intervento – spiega una nota del Ministero – ha aggiornato uno strumento storico, previsto dalla Legge 108 del 1996, che nel tempo ha sostenuto l’accesso al credito per famiglie e PMI in temporanea difficoltà per oltre 2 miliardi di euro.

La revisione ha rafforzato il sistema di controllo sull’utilizzo delle risorse, introducendo un monitoraggio più puntuale tramite un nuovo impianto informativo e criteri più stringenti nella valutazione dell’efficacia di Confidi, Fondazioni e Associazioni antiusura.

Il coordinamento con il Fondo di garanzia per le PMI ha inoltre ridotto le sovrapposizioni e reso più lineari le procedure operative, ora raccolte nelle Disposizioni operative del Dipartimento del Tesoro.

Sul piano degli strumenti, la riforma ha ampliato il perimetro includendo il microcredito e aprendo l’operatività anche a intermediari finanziari e operatori specializzati, oltre al sistema bancario. È stata estesa la gamma delle operazioni e introdotta la possibilità per i Confidi di erogare finanziamenti diretti fino a 40.000 euro, con costi calmierati pari allo 0,50% per l’accesso alle garanzie e ai prestiti.

La fase transitoria ha previsto scadenze differenziate: i Confidi già accreditati potranno operare secondo il vecchio schema fino al 31 dicembre 2026, mentre Fondazioni e Associazioni avranno tempo fino al 26 febbraio 2027 per adeguarsi. Nel frattempo, resta attiva la piattaforma informativa del Dipartimento del Tesoro con l’elenco degli operatori regionali abilitati.

Nel complesso, la riforma ha rafforzato un presidio di prevenzione del rischio creditizio nelle fasi iniziali di difficoltà, con l’obiettivo di contenere l’area di vulnerabilità che, se non intercettata, tende nel tempo a tradursi in deterioramento della qualità del credito.

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