Nei suoi «migliori sei mesi della nostra storia», come ha sottolineato il CEO Carlo Messina, Intesa Sanpaolo (ISP) ha quasi azzerato le sofferenze, con un NPL ratio netto dello 0,8%. Il gruppo creditizio torinese, impegnato nell’Ops su MPS, ha comunicato la sua semestrale, nella quale spiccano un utile netto di 5,6 miliardi di euro e un ROE annualizzato del 20%, numeri che lo collocano ai vertici della classifica delle banche europee per profittabilità.
In questo contesto, il gruppo ha continuato a portare avanti la sua strategia di «banca zero-NPL», con un’incidenza dei crediti deteriorati pari allo 0,8% al netto delle rettifiche di valore e all’1,6% al lordo. Dai crediti distressed a fine giugno 2026 sono comunque stati esclusi i portafogli classificati come destinati a prossime cessioni, contabilizzati nella voce attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione, pari a circa 1,4 miliardi di euro al lordo delle rettifiche di valore e a circa 0,4 miliardi di euro al netto.

ISP ha sottolineato l’elevato livello di copertura dei crediti deteriorati, pari al 50,1% a fine giugno 2026, con una copertura specifica della componente costituita dalle sofferenze del 69,2%. Il comunicato del gruppo dà, infine, evidenza dell’ammontare dei crediti concessi alla clientela e garantiti dallo Stato, in applicazione delle misure a sostegno del sistema produttivo previste a seguito della pandemia. L’insieme di questi portafogli vale circa 5,2 miliardi di euro, di cui circa 0,8 miliardi riferiti a SACE e circa 4,4 miliardi al Fondo PMI di Mediocredito Centrale.
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