L’industria tedesca ha perso 341mila posti di lavoro dal picco occupazionale del 2019, più di 127mila solo nei dodici mesi conclusi nel marzo di quest’anno. Alla vigilia della visita che porterà la ministra dell’Economia, Katherina Reiche, in Cina, uno studio della società di consulenza Ernst&Young (EY) – ne riferisce un articolo de Il Sole 24 Ore – ha fatto il punto sulle difficoltà dell’industria tedesca. Proprio Pechino è accusata di mettere fuori mercato le imprese tedesche ed europee, con quello che – scrive il giornale – è stato ribattezzato «China shock 2.0», la massiccia ondata di esportazioni a basso costo e ad alta tecnologia, spinta dalla sovracapacità interna.
Il primo shock, all’inizio degli anni Duemila, aveva investito beni di consumo e intermedi, agevolando però chi, per esempio in Germania, controllava le catene del valore ed esportava macchinari proprio alla Cina. «Il secondo shock, invece – sottolinea l’articolo– conquista intere filiere di settori avanzati: dall’auto ai macchinari, dalla chimica alle tecnologie verdi. I tradizionali punti di forza della locomotiva tedesca».
I numeri sul calo degli occupati nell’industria confermano il trend: nel primo trimestre del 2026, i comparti più colpiti sono ancora l’auto, con 32mila posti in meno, e la meccanica, che ne ha persi 22mila. Dal 2019, l’auto tedesca ha cancellato quasi 126mila posti. Gli impianti in Germania marciano a scartamento ridotto, tanto da spingere a cercarne la riconversione al servizio della difesa. Volkswagen, che sta attraversando una profonda ristrutturazione, è in trattativa con l’israeliana Rafael Advanced Defence Systems per la cessione dello stabilimento di Osnabrück (Bassa Sassonia).
Al trend strutturale si aggiungono le incertezze e le frenate contingenti, causate dalle guerre, dall’aumento del costo dell’energia e dal protezionismo commerciale in arrivo con i dazi del presidente Usa Donald Trump. Un quadro che mina la fiducia e frena gli investimenti, mentre le iniziative del Governo tedesco hanno avuto finora un impatto molto limitato.
L’insoddisfazione del mondo delle imprese è forte ed emerge a più riprese, con le dure critiche espresse dalle sue associazioni. Ieri si è fatta sentire la Camera di Commercio Estera tedesca (Ahk) nel Nord della Cina, che chiede alla ministra dell’Economia di sfruttare la visita dei prossimi giorni per rivendicare condizioni di mercato più eque. Reiche arriverà mercoledì a Pechino. Oltre ai problemi di concorrenza sleale, uno dei temi centrali potrebbe essere quello delle restrizioni all’export di materie prime strategiche, come le terre rare. I controlli imposti da Pechino continuano infatti a creare difficoltà a diversi settori dell’industria tedesca, che dipendono da questi materiali.
Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/


