Alla fine c’è stata la temuta inversione di rotta. Gli ultimi dati della Banca d’Italia («Banche e istituzioni finanziarie: condizioni e rischiosità del credito», 30 settembre 2026) hanno attestato che i crediti deteriorati e, al loro interno, le sofferenze bancarie sono tornati a salire. Il segnale è quasi impercettibile, ma c’è. A fine giugno l’ammontare dei deteriorati – un aggregato che include sofferenze, inadempienze probabili (UTP) e sconfinamenti – si attestava a €44,223 miliardi rispetto ai €43,891 miliardi del trimestre precedente. Al suo interno la crescita delle sofferenze è stata di appena 5 milioni su un totale a fine periodo di €15,153 miliardi.
Il peggioramento interrompe una «striscia positiva» che durava dal marzo del 2017, quando il volume dei deteriorati e delle sofferenze era, rispettivamente, di €321,170 e €200,680 miliardi. Il confronto tra i due estremi fa capire il percorso virtuoso che ha caratterizzato i bilanci bancari dell’ultimo decennio, con i deteriorati diminuiti di 7 volte e le sofferenze addirittura di 13 volte.
Gli ultimi dati sono da interpretare come un’eccezione o annunciano un cambio di scenario? A comprenderne il significato aiuta un report Abi-Cerved pubblicato proprio a ridosso dello studio di Bankitalia. Quel report proietta per il futuro le basi statistiche di via Nazionale, stimando per il prossimo triennio che il tasso di deterioramento del credito alle imprese si assesterà al 2,8% (dal 2,6% del 2025). Nel 2027 una crescita economica modesta, il perdurare dell’incertezza e una dinamica dei tassi di interesse in lieve aumento dovrebbero spingere questo indicatore al 2,9%, mentre al termine dell’orizzonte previsionale, nel 2028, è prevista una lieve flessione al 2,8%, comunque due decimi di punto percentuale al di sopra del 2025. Poiché Abi-Cerved calcola il suo indicatore sul numero di imprese in default, è probabile che la stima, in relazione all’ammontare dei crediti distressed, sia in eccesso, considerando la maggiore tendenza ai fallimenti delle imprese micro e piccole.
Ulteriori elementi di riflessione giungono poi dall’analisi dei deterioramenti dei crediti dovuti alle banche dalle famiglie consumatrici. Dal primo al secondo trimestre di quest’anno i crediti deteriorati relativi al credito al consumo sono aumentati da 992 a 1.200 milioni di euro, mentre quelli relativi ai mutui immobiliari sono diminuiti da 1.462 a 476 milioni. Forse a queste dinamiche contribuiscono anche fattori stagionali, ma sembrerebbe che le famiglie-formiche, quelle che fanno ricorso ai prestiti bancari per capitalizzare nel mattone i propri risparmi, stiano fronteggiando senza molti problemi le incertezze del momento. Ed anzi si stanno avvantaggiando del fatto che i mutui, in buona parte contratti a tasso fisso, sono insensibili agli attuali aumenti dei tassi. Sul fronte opposto, maggiori scricchiolii si avvertono dove i finanziamenti fronteggiano i consumi.
Fin qui la lunga carrellata delle cifre. Quali considerazioni finali possono essere svolte? Il deterioramento dei crediti è avvertito soprattutto dalle imprese (più che dalle famiglie), un segno che si stanno esaurendo le provviste di liquidità accumulate durante il periodo Covid. Un punto di domanda riguarda la definizione di sofferenze e UTP, che indirizza la rischiosità di un credito tra i deteriorati, ed il numero in costante crescita delle imprese in composizione negoziata.
Quella sorta di «limbo» non implica automaticamente – stabilisce il Codice della crisi – un cambio di status nella categoria di rischio. È la banca a decidere in relazione all’effettiva recuperabilità di un finanziamento. Ecco, dunque, che lo scenario prossimo venturo delle sofferenze aziendali in Italia potrebbe essere deciso anche dal successo delle riconversioni imprenditoriali in cui sono impegnati tutti i soggetti coinvolti nelle composizioni negoziate, dalle imprese ai loro finanziatori, ai fondi di turnaround chiamati ad intervenire per offrire nuova liquidità, agli stessi servicer impegnati nel recupero dei crediti. Un ecosistema reso possibile dalla nuova cornice regolamentare e che, nelle attuali difficoltà della congiuntura, vivrà il suo battesimo di fuoco.
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