Il tasso di deterioramento del credito tocca il minimo storico dal 2006 (1,2%): i dati del Market Watch Npl di Banca Ifis

Il report è stato presentato il 22 settembre in occasione della 12esima edizione di “Npl Meeting”, l’annuale appuntamento della banca dedicato all’analisi del mercato del credito deteriorato

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Da sinistra a destra: Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy, Frederik Geertman, amministratore delegato di Banca Ifis ed Ernesto Furstenberg Fassio, presidente dell'istituto di credito

A fine 2023, il tasso di deterioramento del credito delle banche italiane si dovrebbe attestare all’1,2%, un livello inferiore ai minimi del periodo precedente alla crisi dei mutui subprime. Contestualmente, il lavoro dell’industria italiana degli Npl continua a favorire una migliore qualità del credito grazie al lavoro sinergico con il settore bancario che sta favorendo il risanamento dei bilanci. Negli ultimi otto anni, l’industria italiana del credito deteriorato ha contribuito a generare 55 miliardi di euro di riduzione dello stock Npe, portandolo dai 361 miliardi di euro di inizio 2015 ai 306 miliardi di euro di fine 2022.

Nello stesso periodo, gli operatori specializzati nel mercato degli Npl hanno favorito il processo di de-risking degli istituti bancari italiani, con 352 miliardi di euro di crediti deteriorati transati tra il 2015 e il 2022. Di questi, ben 42 miliardi di euro sono stati ceduti nel 2022, sebbene fosse già stato raggiunto nel 2021 il target EBA del 5%, a conferma di sinergie destinate a proseguire anche nel prossimo triennio grazie al lavoro di una industry Npl strutturata. Sono questi i principali temi che emergono dal “Market Watch Npl” elaborato dall’Ufficio studi di Banca Ifis e presentato in occasione della 12esima edizione del Npl Meeting, l’annuale appuntamento dedicato all’industria del credito deteriorato tenutosi a Villa Erba, Cernobbio.

Il nuovo credito è di migliore qualità

L’analisi di Banca Ifis ha acceso i riflettori sul percorso di de-risking delle banche italiane: un percorso che non trova eguali in Europa e che ha messo il sistema finanziario nazionale nelle condizioni di generare una migliore qualità del nuovo credito, come dimostrato dall’evoluzione dell’Npe ratio. Questo è diminuito di quasi 14 punti percentuali, passando dal 17% del 2015 al 3,1% del 2022, con una ulteriore diminuzione prevista per fine 2023 quando dovrebbe attestarsi al 3%, un livello di gran lunga inferiore alla soglia del 5% definita da EBA.

Anche se le principali previsioni di scenario delineano una forte resilienza delle economie globali, sul futuro del credito italiano permane l’incognita dello scenario macro: il mix tra il prolungato periodo di tassi elevati, l’eventuale mancanza di correzione delle politiche sui tassi da parte delle banche centrali in relazione al rallentamento economico e le tensioni geopolitiche potrebbe generare nuovi flussi di crediti deteriorati.

Il credito deteriorato nelle banche, Italia e Ue a confronto


Nel primo trimestre 2023, lo stock di crediti deteriorati nei bilanci delle banche Ue è salito dell’1% rispetto all’ultimo trimestre 2022, passando da 355 miliardi di euro a 357 miliardi di euro, mantenendo però invariata l’incidenza sul totale dei finanziamenti. Il leggero aumento rappresenta una minima inversione di tendenza verso un trend di forte riduzione dello stock, che nelle banche europee è diminuito del 64% da inizio 2015 quando si attestava a 1.098 miliardi di euro. Gli indicatori prospettici delle banche significative Ue sono in miglioramento, pur mantenendo ancora livelli superiori al pre-Covid. Nel primo trimestre 2023, i crediti presenti nei bilanci bancari Ue e classificati come stage 2 si attestano a 1.439 miliardi di euro (9,1% del totale), in diminuzione rispetto ai 1.458 miliardi di euro (9,4% del totale) di fine 2022. Nello stesso periodo, lo stock di crediti classificati come forebone perfoming è sceso invece a 164 miliardi di euro (pari allo 0,87% del totale) dai 171 miliardi di euro di fine 2022 (0,93%). L’Italia presenta un rischio prospettico superiore alla media Ue: i crediti classificati in stage 2 rappresentano l’11,3% mentre quelli forebone performing lo 1,41%.

Il futuro dell’industria italiana degli NPL

Il Market Watch di Banca Ifis offre, inoltre, uno sguardo prospettico sul futuro dell’industria italiana degli Npl. Nel corso del 2023, si prevede che saranno completate transazioni Npe per 32 miliardi di euro, cifra che include anche circa 8 miliardi di euro di transazioni il cui closing potrebbe essere posticipato a inizio 2024. Più in generale, nel triennio 2023-2025 si prevede che saranno portate a termine operazioni per circa 84 miliardi di euro.

L’evoluzione del mercato sarà caratterizzata da un crescente peso del secondario, il quale arriverà a guidare circa il 50% dell’intero transato. In particolare, l’aumento dell’incidenza del mercato secondario sarà guidato dallo sviluppo delle piattaforme di vendita e dalle cessioni da parte di operatori storicamente acquisitivi, dall’interesse degli investitori per i portafogli assistiti da GACS e dall’attività di nuovi operatori. Il mercato primario, invece, sarà caratterizzato prevalentemente dal proseguo del processo di de-risking delle principali banche e dal potenziale moderato aumento dei nuovi flussi di deteriorato.

In quest’ottica, la previsione del tasso di nuovo deterioramento del credito nel triennio 2023-25 fa segnare una sensibile riduzione, come dimostra il tasso previsto per il 2023 che dovrebbe attestarsi all’1,2%. Pur in questo contesto di miglioramento, le banche italiane presentano un rischio prospettico superiore a quello delle banche europee, sia nei crediti classificati in stage 2 sia in quelli forebone performing.

“Nonostante il contesto congiunturale diverse incognite – commenta Frederik Geertman, amministratore delegato di Banca Ifis – l’economia italiana si conferma resiliente grazie soprattutto agli stimoli fiscali espansivi e alla positiva dinamica dei consumi privati. I bilanci bancari presentano un tasso di deterioramento al minimo storico, anche se sui nostri istituti permane un rischio prospettico superiore alla media Ue. Il nostro Market Watch evidenzia un trend positivo del flusso di nuovo deteriorato per gli anni a venire”.

“Anche per questo motivo – prosegue – il futuro del mercato italiano degli Npl vedrà un crescente ruolo del mercato secondario che sarà spinto dalla necessità di intervenire sugli incassi delle cartolarizzazioni, tra le quali le Gacs rappresenteranno una importante componente. Molto interessante è infine notare l’andamento del divario territoriale con la differenza del tasso di deterioramento tra Nord e Mezzogiorno che raggiunge il minimo storico”.

Lo stock complessivo di Npe (bilanci bancari e degli investitori) in Italia

A fine 2022, il totale degli Npe in Italia ha raggiunto quota 306 miliardi di euro, in netta diminuzione rispetto al picco di 361 miliardi di euro raggiunto a fine 2015. Per il triennio 2023-2025 si prevede che le incerte condizioni macroeconomiche possano determinare un nuovo ma moderato incremento dello stock, portandolo a 311 miliardi nel 2023, a 317 miliardi di euro nel 2024 e a 321 miliardi di euro a fine 2025.

Transazioni NPL e UTP

per il 2023, si stima che saranno effettuate transazioni Npe per un ammontare di 32 miliardi di euro. Questa cifra incorpora circa 8 miliardi di euro di operazioni la cui contabilizzazione potrebbe slittare a inizio 2024. Più in generale, nel triennio 2023-2025 si stimano 84 miliardi di euro di transazioni Npe. Queste saranno sostenute prevalentemente dal mercato secondario dei portafogli Npl, il cui peso aumenterà fino a circa il 50% sia nel 2023 che nel 2024. Le transazioni sul primario saranno guidate invece dalla prosecuzione del processo di de-risking delle principali banche e dai flussi di deteriorato del triennio. La composizione degli asset transati sul mercato secondario vedrà invece un sensibile aumento dei portafogli misti e unsecured come conseguenza dell’ipotizzata cessione di quote di portafogli assistiti da GACS.

Evoluzione della rischiosità italiana a livello geografico

Nel periodo 2015-2023, il processo di de-risking del credito deteriorato ha portato al progressivo riallineamento dei livelli di rischio delle diverse aree del nostro Paese. In particolare, a marzo 2023 il divario in termini di Npe ratio delle aree del Mezzogiorno sul Nord Italia si è ridotto a soli 2,2 punti percentuali, rispetto ai 6,4 punti percentuali del 20151. Ancora più marcato è il riallineamento del livello di rischiosità, rappresentato dal tasso di deterioramento dei prestiti, tra Mezzogiorno e Nord Italia: questo è passato da un differenziale del 2,1% di inizio 2015 a un differenziale dello 0,4% del marzo 2023.

I trend dell’industria del credito deteriorato

Pur avendo già raggiunto nel 2021 il target EBA del 5%, l’industria del credito deteriorato ha continuato anche nel 2022 a favorire il processo di de-risking delle banche italiane. Nel 2023, si stima che il totale dei crediti deteriorati nei bilanci degli istituti di credito si attesterà al 3%, in leggera contrazione rispetto al 3,1% di fine 2022 e in continuità con un trend di forte alleggerimento che prosegue dal picco del 2015. Negli ultimi 8 anni, infatti, sono stati transati crediti deteriorati per 352 miliardi di euro, di cui 39 miliardi di UtP. In questo modo, il settore bancario è riuscito a ridurre l’Npe ratio di 14 punti percentuali, portandolo dal 17% di inizio 2015 al 3% stimato per la fine del 2023. Per effetto di questo processo, il totale dei crediti deteriorati presente nei bilanci bancari è passato da 341 miliardi di euro di inizio 2015 ai 58 miliardi di euro di fine 2022, con una ulteriore riduzione a 56 miliardi di euro prevista per la fine del 2023.

Fonte: ufficio stampa Banca Ifis