HomeDal Mondo degli NPEBancheIntesa Sanpaolo: nove mesi 2026 da record con crediti deteriorati sotto controllo

Intesa Sanpaolo: nove mesi 2026 da record con crediti deteriorati sotto controllo

La banca ha chiuso i conti al 30 settembre con utile netto a 8,2 miliardi (8,1 nel 2025). La percentuale di crediti deteriorati si colloca allo 0,8% al netto delle rettifiche di valore. 1.900 aziende riportate in bonis da precedenti posizioni deteriorate

In un bilancio ancora una volta da incorniciare, Intesa Sanpaolo è riuscita a mantenere sotto controllo l’emersione di nuovi crediti deteriorati nei primi nove mesi del 2026. La banca guidata da Carlo Messina ha pubblicato ieri i rendiconti al 30 settembre, chiusi con un utile netto pari a 8,2 miliardi di euro (+8,1% rispetto ai nove mesi del 2025), con una prospettiva di utile netto per il 2026 migliorata a ben oltre 10 miliardi di euro.

I proventi operativi netti sono stati in crescita del 5% rispetto ai nove mesi del 2025, con un +2,3% per gli interessi netti, un +5,2% per le commissioni nette, un +5,8% per il risultato dell’attività assicurativa e un forte aumento per il risultato netto delle attività e passività finanziarie al fair value.

In questo contesto, l’istituto torinese ha rimarcato l’elevata qualità del credito, con un’incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi, a fine settembre, pari allo 0,9% al netto delle rettifiche di valore e all’1,9% al lordo. Percentuali che, in base alla metodologia adottata dall’EBA (Autorità bancaria europea), sono ancora più basse e pari, rispettivamente, allo 0,8% e all’1,6%. Il comunicato di Intesa Sanpaolo rimarca poi gli elevati livelli di copertura dei crediti deteriorati, che hanno raggiunto il 50,3% dell’aggregato totale, con una copertura specifica della componente costituita dalle sofferenze pari al 63%.

La banca ha costituito anche un buffer di riserva sui crediti in bonis, pari allo 0,4% a fine settembre 2026. Dai crediti deteriorati, uno stock che ammontava a 8,3 miliardi a fine settembre, sono stati esclusi, ha precisato la banca, i portafogli classificati come destinati a prossime cessioni, contabilizzati nella voce attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione, pari a circa 1,3 miliardi di euro al lordo delle rettifiche di valore e circa 0,4 miliardi al netto.

Il comunicato dell’istituto di credito ha infine sottolineato il contributo dato all’economia reale del Paese con circa 66 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine nei nove mesi del 2026, di cui circa 37 miliardi in Italia. Nei primi tre trimestri dell’anno, circa 1.900 aziende italiane sono state riportate in bonis da posizioni di credito deteriorato, salvando circa 9.500 posti di lavoro. Numeri da cui si evince che l’attività di restructuring ha interessato prevalentemente microimprese con 4-5 lavoratori in media.

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