Spagna, crediti deteriorati in aumento: le banche vogliono sbarazzarsi di 15 miliardi di asset ‘tossici’

La gestione del rischio da parte degli istituti di credito iberici è migliorata rispetto al passato, tuttavia ad oggi le banche sono alle prese con un lieve incremento degli NPL

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Il Banco de España, la banca centrale spagnola

Le banche spagnole sono pronte a liberarsi in fretta di circa 15 miliardi di euro di asset tossici per far fronte ad un leggero aumento della percentuale dei crediti in sofferenza. A riferirlo è la testata “El Economista”, secondo la quale si prevedono pochi portafogli immobiliari, una maggioranza di crediti in sofferenza senza garanzie e un’offerta crescente di portafogli con crediti non in default, ma che ad un certo punto hanno dovuto far fronte a criticità.

“L’attuale mercato per la vendita di portafogli NPL non è quello creato durante la crisi del 2008-2014. Durante quel periodo, il sistema bancario spagnolo ha accumulato crediti inesigibili per 200 miliardi di euro” spiega al giornale David Villacampa, direttore della banca digitale Ibercaja. Secondo l’esperto le banche “hanno imparato da quella esperienza e hanno migliorato notevolmente la loro gestione del rischio”.

In Portogallo, le banche hanno ridotto i prestiti in sofferenza di oltre 40 miliardi di euro dal 2015. Alla fine dello scorso anno, il settore finanziario nazionale aveva quasi 8,5 miliardi di euro in asset tossici. “Con i default bancari assai più normalizzati, pari a circa 45 miliardi di euro (una percentuale di crediti deteriorati del 3,5%), il mercato delle transazioni di NPL rimane intorno ai 10-15 miliardi di euro”, conclude Villacampa.