Il segnale che arriva da Londra è inequivocabile. La Bank of England (BoE) sta valutando la riduzione dei requisiti patrimoniali e dei coefficienti di leva finanziaria per le banche vigilate nel Regno Unito, in modo da facilitare l’aumento dell’offerta di credito alle imprese.
Secondo le indiscrezioni del The Times, la banca centrale inglese si appresterebbe ad alleggerire i ratios prudenziali sui rischi di credito, consentendo alle banche di aumentare il credito all’economia fino a un massimo di 400 miliardi di sterline.
L’orientamento della BoE è l’ultima propaggine di un’onda partita dagli Stati Uniti, dove la Federal Reserve, pressata dall’amministrazione Trump, sta per approvare una versione «light» delle nuove regole di Basilea. Diverso è quanto sta invece avvenendo in Europa, dove la Bce non sembra intenzionata ad abbassare la presa sui requisiti prudenziali.
Nell’industria dei crediti distressed la partita si gioca soprattutto sul calendar provisioning, la normativa che impone alle banche di svalutare i crediti distressed entro un rigido calendario. Francoforte ha esteso il vincolo anche alle banche di minori dimensioni (le cosiddette «meno significative»), ponendo il 2028 come data limite per la sua applicazione integrale. Nel frattempo, le banche centrali dei singoli Paesi sono state lasciate libere di decidere misure transitorie.
È quello che ha fatto Banca d’Italia, stabilendo per le piccole banche della Penisola, fin dal gennaio di quest’anno, un’applicazione graduale (transitional) del calendar provisioning, che diventerà integrale (fully) con il 2028.
Per alcune delle banche «meno significative» particolarmente attive nella gestione dei crediti deteriorati, gli effetti sono stati disastrosi. Illimity, la banca fondata da Corrado Passera, ha cercato di posizionarsi su un diverso modello di business ma, in questo cammino, è finita preda di Banca Ifis. Anche quest’ultima, ingolfata di NPL in parte provenienti dalla sua acquisizione, ha finito per essere coinvolta nelle stesse problematiche e proprio in questi giorni ha annunciato la cessione dell’intero ramo d’azienda degli NPL.
Nelle stesse sabbie mobili del calendar provisioning si trova, infine, anche Bff Bank, istituto specializzato nella gestione dei crediti della pubblica amministrazione, entrato nel mirino di Amco e Banco BPM e che, intanto, sta portando avanti una complicata cartolarizzazione da 1,2 miliardi di crediti divenuti difficili. A ben guardare, soltanto Banca Guber è rimasto l’unico istituto specializzato nei crediti deteriorati a non essere stato coinvolto finora in forti scossoni.
Del resto, con le norme sul calendar provisioning, le banche che acquisiscono portafogli di NPL sono ora costrette ad aumentare gli accantonamenti prudenziali. E per quel business, che già subiva i contraccolpi delle minori cessioni da parte del sistema creditizio, è forse giunto il momento del de profundis.
O meglio, la gestione dei crediti distressed sembra avviata a essere trasferita sulle spalle dei fondi private, che non sono soggetti ai vincoli della vigilanza prudenziale. Ed è singolare che l’effetto finale della severa regolamentazione prudenziale della Bce finirà per comportare il trasferimento di significativi portafogli di credito verso entità, i fondi private, senz’altro meno regolamentate delle banche.
Iscriviti alla newsletter: https://www.bebankers.it/newsletter/


