Continuano i segnali negativi sull’andamento del private credit Usa. Agli articoli del Wall Street Journal e del Financial Times (vedi Be Bankers del 4 e 9 marzo) si è aggiunta ora la decisione di BlackRock, il maggiore asset manager al mondo, di fissare un limite massimo al 5% per i prelievi dal suo HPS Corporate Lending Fund da 26 miliardi di dollari, dopo che gli investitori hanno cercato di incassare quasi il doppio di tale importo.

Si tratta del primo caso importante – ha sottolineato Bloomberg – in cui un gestore del credito privato ha limitato i riscatti su un veicolo perpetuo dall’inizio delle agitazioni del mercato. Il blocco dei riscatti ha l’obiettivo di preservare il valore del fondo per tutti i sottoscrittori, evitando che una fuga disordinata deprezzi gli asset.
La speranza, ovviamente, è che la fase di turbolenza termini rapidamente. Allo stesso tempo, decisioni di questo tipo rappresentano segnali di allarme che incrementano il nervosismo degli investitori.
Nei giorni scorsi altri grandi gestori avevano fatto una scelta diversa. Ad esempio Blackstone aveva deciso di accogliere tutte le richieste di riscatto degli investitori per mostrare un’immagine rassicurante sull’andamento del mercato del private credit.

La problematica dei riscatti riguarda le Business Development Company (BDC) non quotate – in Italia equivalgono sostanzialmente ai fondi chiusi – che negli ultimi tempi hanno assunto spesso la forma di fondi evergreen, perpetui, consentendo allo stesso tempo agli investitori di esercitare i riscatti.
Nel caso delle BDC quotate – equivalgono nella sostanza ai fondi aperti italiani – non si manifesta la stessa tensione sui riscatti, però le loro quotazioni riflettono ugualmente il momento di difficoltà che il settore del private credit sta attraversando, con tagli ai dividendi e aumento dei prestiti deteriorati.
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